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> recensioni musica italiana SETTEMBRE 2005 < |
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INTRO |
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IL GIORNO DEI GIORNI |
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HAPPY HOUR |
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L'AMORE CONTA |
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COSA VUOI CHE SIA |
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LE DONNE LO SANNO |
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LETTERA A G |
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VIVERE A ORECCHIO |
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GIORNO PER GIORNO |
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E' PIU' FORTE DI ME |
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SONO QUI PER L'AMORE |
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LIGABUE
Nome e cognome
WEA
Nome e cognome è un bellissimo album, robusto e - quasi stranamente - molto dolce, concepito su una linea di ballate rock né troppo accelerate né troppo rallentate. Quasi una variazione sul tema. Che poi è la riflessione di mezza età (e sì, bisogna dirlo) di un rocker che tra lanci e slanci si trova a fare i conti con la vita. E non è una questione di testi ma di generale atmosfera sonora. Due esempi: non è un caso che nei crediti del CD il Liga si sia riservato solo su uno strumento, la chitarra acustica, strumento assolutamente non esplosivo ma, al contrario, riflessivo, conciliante, essenziale. E come spiegare poi quel paio di passaggi nei quali il musicista canta la strofa senza musica sotto, lasciando andare il bel vocione quasi assecondando una richiesta di attenzione privata da ogni orpello, avulsa da ogni distrazione? Dieci canzoni in alcuni passaggi vagamente gucciniane (per esempio nel ricordo di alcuni oggetti che racchiudono un'emozione, come il diario Vitt e i petardi in lettera a G ), ma in generale più aderenti a quel lato malinconico che l'artista ha sempre protetto molto bene, offrendo meglio il fianco al Ligabue epico delle schitarrate e delle esternazioni. Qui invece tutto si guarda allo specchio: il maschio ( Le donne lo sanno ), il musicista ( Vivere a orecchio), il personaggio ( Cosa vuoi che sia ), e perfino l'uomo: non è nemmeno un caso che il manifesto di tutto il CD, Sono qui per amore , sia messo lì, in fondo al percorso, e termini quasi di colpo, mozzato, un taglio netto e via.
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MAX GAZZE'
Raduni 1995-2005
Virgin
Raduni è una raccolta dei primi dieci anni della carriera di Max Gazzè, artista sempre in bilico fra la leggerezza e l'impegno poetico e sempre comunque fuori dal coro. In questi dieci anni, nei quali anche altri artisti di rilievo sono nati e cresciuti insieme a lui, la musica italiana si è svegliata dal torpore e ha ricominciato a scrivere canzoni interessanti. Questo doppio CD contiene naturalmente i brani più conosciuti del repertorio di Max, con l'aggiunta di quattro canzoni inedite, Splendere ogni giorno il sole , Sexy , Di nascosto e Chanson idiomatique . Il primo è un inno all'ottimismo e all'impegno, il secondo è un folk-rock ironico sulla superficialità di un certo tipo di donne, il terzo è la fotografia di una crisi amorosa e il quarto è un insieme di luoghi comuni sulla Francia cantati in francese; ma , come al solito, nonostante l'apparente banalità degli argomenti, la parte interessante della produzione di Gazzè è “il come”, sempre e comunque con una forte pennellata di personalità.
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FESTA |
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LE COSE CHE CI UNISCONO |
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PRENDERE O LASCIARE |
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TORNANO IN MENTE |
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UNA |
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..E DOPO CERCAMI |
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5 |
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QUANTO TI AMO |
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UN PO' CON TE |
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POLVERE DI MARMO |
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IMMAGINI |
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ECCOCI QUA |
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ALEX BRITTI
Festa
Universal
Il bello di Alex Britti è che è come appare. E viceversa: semplice, diretto, raffinato senza voler strafare (chi altri in Italia oggi riesce a produrre un suono decisamente acustic-blues “alla Bill Frisell” come fa lui in Un po' con te? ). Così anche questo nuovo album è una festa per le orecchie, indipendentemente dal giudizio che si può dare sulle canzoni; nel senso che in ognuno dei 12 titoli ci sono motivi per allietare l'ascolto a volte addirittura superiori alla qualità della canzone stessa: 5 , per esempio, va apprezzata per la sua raffinata architettura da jazz elettrico degli anni '70, a conferma che Britti è prima di tutto un musicista serio e in questa versione ecco il brano strumentale Immagini ; e poi, quasi incidentalmente, può andare a Sanremo e azzeccare una canzone facile facile –una di quelle filastrocche per cui è famoso e che un po' ne ghettizzano il ruolo (che anche in questo CD non manca di regalare al suo pubblico: ascoltare Polvere di marmo per averne la prova). Utilizzando un romanticismo un po' malinconico, il Britti paroliere riesce a tenere la barra al centro della rotta verso quel “it.pop” che teorizzava nel primo album e che ora (giunto al quarto) dimostra di avere senso compiuto in canzoni come Festa e Quanto ti amo .
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> recensioni musica jazz SETTEMBRE 2005 < |
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Y'elena |
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Two Lines |
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Do You Want Some Tea |
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Chabiba |
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Blue Sound/ Note 3 |
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Rooftops Of Vienne |
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Louange |
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East 12th Street Band |
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Cafe Andalusia |
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Borges Buenos Aires |
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Tower Of Silence |
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Intro To A Mighty Theme |
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Come Sunday |
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Three Postcards |
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Badia |
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Boogie Woogie Waltz |
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JOE ZAWINUL & THE ZAWINUL SYNDICATE
Vienna Nights
BHM
I due CD confermano la compattezza e la vitalità di un gruppo sempre capace di trasmettere emozioni, al di là di un repertorio in gran parte consolidato, in cui figurano capisaldi come Two Lines o la medley Badia/Boogie Woogie Waltz , oltre a brani tratti da “ My People ”. I contributi dell'algerino Ziad ( Chabiba Louange ) spostano la ricerca poliritmica nell'area maghrebina. Nel secondo brano, si ascolta addirittura il suono di un sintir. La rielaborazione di Come Sunday affidata alla voce della belga Kabongo (membro delle Zap Mama) conferisce un'impronta di atavica africanità, pur evocando scomodi confronti con la storica versione registrata dal Duca con Mahalia Jackson in “ Black, Brown And Beige ” (1958). A fronte di un'esecuzione anche troppo frenetica di Badia , spicca un'interessantissima ripresa di Blue Sound/Note 3 , dal repertorio “ Domino Theory ”: assemblaggio di sequenze elettroniche, echi etnici e pause sospese. Il ritorno di Henderson nel gruppo, dopo diciassette anni, rivaluta il ruolo spesso sacrificato della chitarra, aggiungendo venature blues. Come sempre, il fulcro è la ritmica. Marthe (ora con Ziad, ora con Townsley) scava potenti solchi con fitte linee punteggiate poliritmicamente dal portoricano Barena o dall'armeno Tuncboyaciyan.
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It's Alright With Me |
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Rikki Don't Lose That Number |
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Have A Good Time |
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Neon Blue |
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Everybody Wants To Be |
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I Should Have Known Better |
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Body And Soul |
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It Must Be Me |
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Ring Of Fire |
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Blank Mind |
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Future Song |
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A Hard Days Night |
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Lullaby |
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MURIEL ZOE
Neon Blue
ACT
Non si tratta dell'ennesima stanca novità in un settore -il canto jazz femminile- che rischia un sovraffollamento di talenti più o meno autentici: la trentaseienne tedesca Zoe, al secondo album dopo la raccolta di standard “ Red And Blue ”, ha qualcosa in più sia rispetto alle blasonate giovani colleghe sia nei confronti di alcune cantautrici statunitensi, che lei stessa pare richiamare tanto nell'approccio vocale quanto nella struttura di molti brani. E' insomma un'eccellente interprete di quella che già molti definiscono giustamente “canzone mazzata” per distinguerla dal jazz performance con virtuosistici gorgheggi, improvvisazioni scat o vocalese. Il riferimento di “ Neon Blue ” – con brani eterogenei che spaziano da Cole Porter a Paul Simon, da sempreverdi celeberrimi a due favolose rivisitazioni beatlesiane – è una rilassata atmosfera bluesy, uno stile antico, con un magistrale accompagnamento chitarra-contrabbasso-batteria e puntuali interventi trombettistici. Muriel Zoe trasforma il repertorio in ballad melanconiche, aprendo pure a spiragli cameristici. Il modo di trattare vecchie canzoni pop o di scrivere cinque nuovi brani “in tema” risulta encomiabile; e la voce flebile, a volte appena sussurrata, evoca anche per contrasto un'ascendenza precipuamente teutonica, nell'ambito di un modernismo e di uno spleen che va da Marlene Dietrich a Hhidegard Knef fino a Ute Lemper.
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All Roads Lead to You |
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Spring Rounds |
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In the Journey |
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Clarity |
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From Scratch |
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South Rim |
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Central Park |
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Bar Talk |
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Spring |
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Rivington Street Blues |
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JAMIE BAUM
Moving Forward, Standing Still
OMNITONE
Pregevole flautista attiva a New york da un decennio, Jamie Baum ha collaborato con Fred Hersch, Paul Motion, Dave Douglas, Uri Caine, George Russell e pubblicato due dischi da leader, ricevendo riconoscimenti nel referendum di Down Beat. Questo settetto, che guida da quattro anni, mette in evidenza le sue ottime doti di scrittura, tanto che la qualità del lavoro è palpabile fin dal primo ascolto: il percorso musicale si sviluppa in modo variopinto e senza cali di tensione, coniugando sofisticate partiture con gli ottimi interventi dei solisti. Possiamo definire il suo stile un avventuroso modern mainstream, ricco com'è di tensioni ritmiche, cambi di direzione, alterazioni metriche e contrasti timbrici. Le influenze sono molte, ma Baum riesce a padroneggiarle bene. I riferimenti a Stravinskij (Spring Rounds), Bartok (Bartalk), al jazz (modale ed eletricco) d'impronta devisiana, a Gil Evans e alla libera improvvisazione fanno da supporto a percorsi mai scontati, dove un aristocratico gusto orchestrale convive con dinamici episodi boppistici ( Rivington Street Blues ), momenti funk ( From Scratch ) e improvvise aperture free.Un approccio maturo nel fare musica per medio organico, che offre il respiro di un lavoro orchestrale e la tensione di un affiatato combo
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> recensioni musica estera SETTEMBRE 2005 < |
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Rough Justice |
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Let Me Down Slow |
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It Won't Take Long |
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Rain Fall Down |
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Streets Of Love |
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Back Of My Hand |
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She Saw Me Coming |
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Biggest Mistake |
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This Place Is Empty |
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Oh No, Not You Again |
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Dangerous Beauty |
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Laugh, I Nearly Died |
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Sweet Neo Con |
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Look What The Cat Dragged.. |
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Driving Too Fast |
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Infamy |
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ROLLING STONES
A Bigger Bang
Virgin
Oh no, il solito disco degli Stones? No, i ragazzacci terribili sono sempre loro, questo sì, ma l'album questa volta non è il compito in classe -per quanto sempre di classe- che la più grande band di rock'n'roll ha prodotto nelle ultime stagioni. Questa volta il big bang è ancora più grande, come suggerisce il titolo. Complice forse anche il fatto che A Bigger Bang è il primo CD registrato in studio dal 1997: sono passati quindi 8 anni, il tempo è stato dalla parte di Mick & Keith e così il gioco ora si fa asciutto, secco, efficace. L'atmosfera generale è quella varia e umorale del celebre doppio Exile On Main Street , infarcito di blues e causticità con improvvise accelerazioni elettriche. Nulla di nuovo ma tantissimo di buono a partire dal primo singolo Street Of Love dall'atmosfera “corettosa” (da cantare cioè in coro in concerto), proseguendo per un'efficacissima Rough Justice , che ricorda un classico come Brown Sugar . In realtà la sensazione è quella di trovarsi di fronte a una serie di singoli: Back Of My End è un blues puro; Biggest Mistake regala atmosfere country; Rain Fall Down è un classico “Jagger style”; Let Me Down Slow è una ballata veloce come da tempo non uscivano dal cilindro del gruppo. E poi ci sono le due gemme per intensità: Infamy e soprattutto This Place Is Empty , cantate da Richards con una voce fascinosamente sgraziata. E anche la politica si insinua nel rock della band, con quella Sweet Neocon , dedicata a Bush e Condoleeza Rice, che fino all'ultimo ha rischiato di essere estromessa dalla scaletta.
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Stay Visible |
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Home |
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Stranger |
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Different World |
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Underneath the Ice |
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Jeweller [Part 2] |
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Black and White |
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Kiss the Ground |
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Dolphins |
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SIMPLE MINDS
Black & White
Sanctuary/Edel
E' sempre un piacere ascoltare questi vecchi (ma non stanchi) eroi di tante battaglie rock. Certo, forse oggi il suono di Jim Kerr e Charlie Burchill non è più così glorioso ed epico come una volta; certo, la maturità ha stemperato il gesto e la voce, ma i due ragazzi degli anni '70 mantengono un posto privilegiato nel cuore di tanti e con questo nuovo album si confermano artisti di razza, coerenti e vibranti fin dalla canzone principale ( Black & White ) sull'orrore dell'olocausto. Rispetto ad altre opere più recenti, questo nuovo album ha un maggior grado di piacevolezza immediata, perfino un po' furbesca, come la iniziale Stay Visibile che nelle atmosfere ricorda la sigla del telefilm Attenti a quei due (sempre di anni '70 si tratta…), composta da John Barry. Ma forse è solo una suggestione dettata dal tempo, anche perché il resto del CD (registrato in Olanda e in Italia) procede senza intoppi o malinconie verso una dimensione di ballate narrative, irrobustita dal banco di mixaggio di Bob Clermountain, altra vecchia volpe di questa generazione. Home , Kiss The Ground , Different Stranger e la sua conclusiva Dolphin sono gli altri titoli da ricordare.
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Alibi |
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One I Love |
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Lately |
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Nos da Cariad |
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Slow Motion |
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From Here You Can Almost |
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Ain't No Love |
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Hospital Food |
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Now and Always |
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Disappearing World |
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DAVID GRAY
Life In Slow Motion
Atlantic
Cantautore inglese (una vera rarità e già per questo interessante), David Gray conosce l'arte dylaniana e un pò dilaniata di raccontare piccole storie attraverso grandi melodie. Ancora riecheggia nella memoria la bella Babylon (la sua canzone più famosa in Italia e forse nel mondo) e questo nuovo CD ne conferma tutte le qualità. Dylan, si diceva: ma è solo uno dei suoi riferimenti visto che, per esempio, in un brano come Slow Motion si fa avanti l'ombra prepotente di Elton John, e in The One I Love non mancano echi beatlesiani nella melodia e anche nel testo. Ma attenzione, sono punti di riferimento quasi obbligati per un inglese che si trova in questo millennio a voler fare (e le sa fare) canzoni pop eleganti, formalmente ineccepibili, senza mai alzare la voce, senza far mai partire una schitarrata in più. Anzi, Mister Gray si appoggia spesso al pianoforte per costruire accordi calibrati e avvolgenti. A volte inserisce un pizzico di folk universitario ( From Here I Can Almost See The Sea ) e, quando alza il volume ( Hospital Food ), lo fa con una tale cortesia che quasi non se ne accorge. Insomma, l'ospite perfetto per una serata tra amici.
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