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> recensioni musica italiana OTTOBRE 2006 <


ZUCCHERO
Fly
Universal

Un album vissuto fino in fondo a cominciare dai suoni vintage, ricordo dei vecchi vinili, in cui ogni strumento elettronico sembra esorcizzato in favore dell’acustico. La firma di Don Was per quanto riguarda la produzione, uno con alle spalle artisti come Dylan o Rolling Stones, non poteva che essere una garanzia, per non parlare del seguito di musicisti da fuochi d’artificio: dalla batteria di Jim Keltner e quella di Amir Questlove Thompson dei Roots; dal basso di Randy Jackson a quello di Pino Palladino; dalla chitarra di Michael Landau e quelle di Waddy Wachtel e di Tim Rice; l’organo di Brian Auger. Fly è un disco che cerca la melodia, che riecheggia le ballate alla Oro incenso e birra, Blue’s e Diamante, che passa da Occhi, ferma nella magia di un inatteso incontro di sguardi sconosciuti, a Quanti anni ho, dedicata al figlio Blu, canzone impreziosita da un tema di ogano alla Bach. Ci sono poi le collaborazioni con Jovanotti in Troppa fedeltà, una propaggine smorzata di “Solo una sana consapevole libidine…” e Fossati in E’ delicato, brano dedicato all’amore “tout court”.




LUCA CARBONI
Le band si sciolgono
RCA

E’ un omaggio al tempo, sia passato che futuro, l’ultimo album di Luca Carboni, ritornato dopo una pausa di 5 anni con un lavoro, dal sound tra l’elettronico e l’acustico, che lo vede al debutto come produttore artistico di un’intera realizzazione discografica. Registrato a Bologna presso il Lahome Studio e negli studi Fonoprint, Le band si sciolgono, Cd che contiene otto canzoni scritte dal cantautore bolognese, e una, Lampo di vita, uscita dalla penna di Gaetano Curreri degli Stadio, ha in Malinconia - il primo singolo – il proprio manifesto programmatico: la magia e nello stesso momento la tristezza nel considerare il tempo che, fluendo nella sua inarrestabile corsa, lascia comunque il posto ad altri istanti. Non sfugge la chitarra di Pino Daniele in La mia Isola e il duetto con Tiziano ferro, in Pensieri al tramonto.




 


CLAUDIO BAGLIONI
Quelli degli altri tutti qui
Columbia


Un bel gioco divertente: riprendere, cantare, suonare, ricreare le atmosfere delle canzoni della nostra storia. Ma il tutto con un tocco di elegante, senza stravolgimenti, senza esagerazioni: solo una stuzzicante rivisitazione di 30 dei brani degli autori più rappresentativi della nostra musica italiana degli anni compresi tra il 1960 e 1968 (da Cinque minuti, Il mondo, Vedrai vedrai, Lontano lontano) con innegabile, compiaciuto buon gusto. Un modo di tracciare a matita lo schizzo di un affresco famoso colorandolo però mano a mano nei modi, nella intensità, nei colori. Ecco quindi che non poteva mancare la versione di Emozioni, tributo innegabile a Battisti-Mogol, che passa la palla a inedite versioni di Se non avessi più te, il nostro concerto, o ancora Insieme a te non ci sto più.

 





> recensioni musica jazz OTTOBRE 2006 <
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 


EMANUELE CISI
Urban Adventures
ELABETH ELA distr. EGEA

Quando s’immaginano gli scenari di una grande città possono facilmente nascere pensieracci di figure anonime, di agglomerati urbani che saturano i sensi e palazzi come infiniti garage. Le “Urban Adventures” di Cisi prestissimo scacciano questi incubi e suggeriscono un viavai allegro da passeggiata domenicale (Cieloceleste), il tepore sonnolento di una domenica di pioggia (Lazy Rainy Sunday) e le lucciole che nonostante smog e acqua inquinata tornano a brillare (La notte delle lucciole).Vengono privilegiati i tempi medi e veloci, c’è una buona sintonia nel gruppo e, soprattutto, la scrittura del leader è duttile e fantasiosa, concentrandosi sul susseguirsi di ritmi e quindi d’atmosfere mentre le melodie sono semplici ma incisive. Il quartetto d’archi è limitato per lo più a una funzione di coloritura: poco più di un vezzo. Si ammira il tema di Back To The City per l’alternanza di note lunghe e brevi, di un break dei fiati e di una sezione corale, oppure l’indolenza mingusiana di Lazy Rainy Sunday o ancora l’entrata contrappuntisitica in Quasimodo. Nelle improvvisazioni lo stile di Cisi è caldo e rilassato, da ccolster. Gli ultimi due brani sono un conclusivo omaggio ai numi tutelari: Parker e Coltrane

 




 
 
   
 
   
 
   
 
 


MADLEINE PEYROUX
The Perfect World
Emarcy/Rounder


Con due album splendidi alle spalle, la cantante e chitarrista americana ha creato molto interesse anche da noi, e per il suo ritorno discografico ha scelto anche autori di fama, Tom Waits, Fred Neil, Leonard Cohen, Joni Mitchell, Serge Gainsbourg, Charlie Chaplin. La sua ricetta si basa su sonorità jazz pop, con sfumature swing: ingredienti impreziositi dalle tonalità vocali, che portano a riferimenti e similitudini di rango. L’iniziale I’m Alright, di cui è co-autrice, promette bene, proprio per quei tratti tra sofisticatezza, sensualità e swing moderato, che sono tra le sue armi migliori. Lo scorrere dei brani, sempre gradevoli, lascia trapelare una certa standardizzazione della formula, risultando complessivamente meno coinvolgente, tuttavia in Blue Alert (Cohen), River (Mitchell), in duetto con K.D. Lang, A Little Bit, La Javanaise (Gainsbourg) e California Rain, le cose funzionano.




   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   




JOE LOVANO
Streams Of Expression
Blue Note


Joe Lovano firma un album composito nel quale, alla testa di una big band con nomi rilevanti quali George Garzone, Tim Hagans, Gary Smulyan, Lewis Nash, si ispira a diversi momenti della storia jazzistica, suonando il sax tenore (ma anche il clarinetto) con l’intensità e la competenza strumentistica che fanno di lui una delle maggiori personalità del jazz contemporaneo. Un album decisamente ben costruito, in cui risultano di particolare interesse i nuovi arrangiamenti, curati da Gunther Shuller, di alcuni brani tratti dalle celeberrime incisioni del davisiano Birth Of The Cool.





> recensioni musica estera OTTOBRE 2006 <
   
   
 
   
   
   
   
 
 
   
   
 
 



AYO
Joyful
Polydor

Disco d’oro in Francia e n.1 nella chart di download digitale, l’album di debutto di Ayo, venticinquenne di nascita tedesca da padre nigeriano e madre rumena, appena pubblicato nel nostro Paese, è già un caso. L’intenso lamento d’amore di Down On My Kness, pimo singolo estratto, sta scalando l’airplay radiofonico, conquistando anche i programmatori più scettici. Sarà che Joyful, dopo la strada spianata da Norah Jones, esce in un momento propizio per un album dai toni slow e intimistici, sarà che Tracy Chapman è in ombra da un po’ e un nuovo disco di Z Star tarda ad arrivare, ma questa ragazza cresciuta in una comunità gitana, rischia di diventare una superstar mondiale (suo malgrado). Il suo spirito nomade ha ispirato la composizione dei 12 brani dell’album (tranne la cover della jazz singer Abbey Lincon), in cui Ayo compare anche in veste di chitarrista e pianista. Riflessi di storie di vita di strada (Life Is Real), raccontate con l’emozione e l’immediatezza di accompagnamenti reggae e blues (Only You), corredate graficamente da un libretto fotografico familiare d’epoca. La gioia è anche questo.



 
 
   
 
   
   
   
 
   
   
   
 
 



THE ROOTS
Game Theory
Def Jam


Gruppo storico del panorama hip hop statunitense tra i più prolifici ed attivi, The Roots tornano con un nuovo album per l’etichetta Def Jam del rapper (e multimilionaro) Jay Z, dopo il fortunato The Tipping Point di due anni fa. Per niente”addolciti”, anzi più caustici che mai, i sei di Philadelphia continuano la loro incessante e sempre più accesa invettiva sociale nei confronti dell’attuale situazione mondiale. Dalle molteplici contraddizioni americane (Don’t Feel Right, primo singolo) alla manipolazione dei governi sulle popolazioni (Livin In A New World), soldati in guerra inclusi (False Media), vengono passati in rassegna temi scomodi sottolineati dalla ipnotica batteria di ?ueslove e dall’altrettanto incalzante sferzata rap di Black Thought, leader della band. Tra i primi a miscelare l’hip hop con altri generi musicali, anche in Game Theory i Roots non risparmiano campionamenti arditi, non solo rock (Radiohead), ma anche funky-disco (Ohio Players, Kool & The Gang, Jackson 5) a conferma dell’universalità del loro hip hop. Imbattibili nelle loro live sessions, sono attesi nel nostro Paese prima di Natale.





   
   
   
 



FREDDY MERCURY
Lover Of Life, Singer Of Songs
Parlophone



Il titolo corisponde all’iscrizione che Brian May fece incidere sulla lapide che accompagna la statua eretta in suo onore a Montreux: Lover Of Life, Singer Of Songs è il disco pubblicato dalla EMI per celebrare il 60mo anniversario dalla nascita di Farrokh Bulsara, ovvero Freddie Mercury. La raccolta, dalla bella copertina, contiene una ventina di brani tratti dagli album solisti del leader dei Queen, fotografando una produzione discografica più intima e delicata rispetto a quella roboante e divertente della band. Ma per chi possiede già l’intera discografia dei Queen e di Mercury solista, più interessanti sono la Colector’s Edition che contiene un secondo CD con rarità e remix, e un doppio DVD con video, dietro le quinte, interviste e un documentario che ripercorre la vita dell’artista. Il successo di vendite di tutte queste pubblicazioni a cui stiamo assistendo mentre scriviamo, è l’ennesima dimostrazione d’affetto da parte del pubblico nei confronti del talentuoso artista nato a Zanzibar e scomparso prematuramente quindici anni fa.