|
|
> recensioni musica italiana OTTOBRE 2005 < |
|
NARCISISTA IN AZIONE |
| |
PENSANDO AMOR |
|
MARIA |
| |
MARI' |
|
INDIFFERENTEMENTE UN RICORDO |
|
IT'S NOW OR NEVER |
|
MA CHE TEMPO FA |
| |
OCCHI CHE SANNO PARLARE |
| |
MELODY |
| |
PATRICIA |
| |
PROMESSE DA MARINAIO |
| |
SERENATA A FRONN' 'E LIMONE |
| |
VOCI SOSPESE |
| |
|
PINO DANIELE
Iguana cafè – Latin blues e melodie
Sony BMG
Il titolo la dice lunga della voglia di divertire (e di divertirsi) che in questo momento ha Daniele. Una voglia concreta, percepibile in ogni solco di queste 20 canzoni, che si materializza nel canto, nel fraseggio sulla chitarra, negli arrangiamenti, nella scelta delle parole. Dando largo spazio alla chitarra acustica (come nell'iniziale Narcista in azione), il musicista effettua una felice sintesi tra la sua eterna anima blues, il più raffinato percorso di ricerca acustico-corale (che rimane per esempio in Pensando amore) delle ultime stagioni e la voglia di latinità caraibica che è la vera cifra stilistica (chiara fin dal titolo) dell'album. Tanto che il primo singolo, quella O sole mio realizzata attraverso il gioco di specchi con la versione resa celebre nel mondo da Elvis Presley, rischia quasi di confondere l'ascoltatore distratto. Rilassato ed elegante, con un forte potenziale di penetrazione anche nel mercato internazionale, questo album conferma tre cose: la qualità eccelsa del Daniele strumentale, la capacità dello stesso di lasciarsi andare al suono senza intellettualismi e infine una maturità raggiunta attraverso l'esibizione della semplicità – tanto che ogni canzone ha un finale quasi tronco, quasi a voler ribadire che è inutile cercare finali ad effetto perché quello che si voleva dire è stato detto.
|
|
vola lontano |
|
fidate correnti |
| |
tingerei in verde |
|
.ridestinato |
| |
allegra compagnia |
|
juninho |
| |
confusione soltanto |
|
deserto d'africa |
|
ego |
| |
annie |
| |
contrasto |
| |
|
|
IVAN SEGRETO
Fidate correnti
Epic
Dopo un anno di grande lavoro e importanti riconoscimenti seguito a Porta Vagnu migliore, Segreto ritorna con un secondo album nel quale approfondisce i temi e i toni della sua arte, che sono quelli di un sentimentalismo trattenuto, di una fantasia musicale appoggiata sul jazz, di un gusto che è sempre buon gusto, di un'attenzione verso la fruibilità della canzone. Segreto si conferma un artista in costante movimento tra impressionismo e espressionismo; di volta in volta, seguendo l'ispirazione della canzone, l'ascoltatore coglie perfettamente quando il cantautore si affida ad emozioni provenienti dall'intimo o cattura sensazioni che gli ruotano intorno. Per questi motivi, forse ancora più del precedente, Fidate correnti è un album soffuso, quasi crepuscolare, nel quale convivono momenti di maggiore estroversione ( Tingerei in verde , Juninho ) con passaggi di maggiore introversione che richiedono più attenzione.
|
|
buona sorte |
|
mi vuoi ancora |
|
l'amore volubile |
|
mercoledi |
|
fine di un' estate |
| |
assolutamente si |
|
canzoni per parrucchiere |
| |
sinceramente |
| |
le mie poesie per te |
| |
le ultime parole famose |
| |
di nessun altro |
| |
senza parrucca!!!... |
 |
|
STADIO
L'amore volubile
Capitol
E' bello il titolo scelto per questo CD: perché “amore volubile” è una definizione che fotografa bene lo stato di salute del sentimento che fa girare il mondo e fa scrivere canzoni. Una definizione che racchiude tutte le facce della relazione e permette di accorpare i toni diversi di queste 12 canzoni, amorose sì ma non sentimentali. C'è invece, nel racconto letterario e musicale, un'asciuttezza pulita e, quando uno dei due elementi magari eccede in retorica (sempre possibile data la materia), come nel verso “Sì è spenta la fiamma che ardeva per te”, ecco che viene controbilanciato da una linea melodica più trattenuta, più moderna e quindi più efficace. Con un suono riconoscibile e sicuro, con un approccio compositivo volutamente diretto, gli Stadio sono una garanzia di qualità con alcune punte di assoluta intensità come Fine di un'estate , Mi vuoi ancora , Assolutamente sì .
|
|
> recensioni musica jazz OTTOBRE 2005 < |
| |
Sueño Vivo |
| |
Crístobal |
| |
Entremundo |
| |
Mahoor |
| |
Días |
| |
Entre Continentes |
| |
Mursiya |
| |
Rosario |
| |
Doust |
| |
Sarebân |
| |
Aqâ Jân |
| |
|
RENAUD GARCIA-FONS
Entremundo
ENJA
Come lo stesso Garcia-Fons premette nelle note di copertina, in Entremundo si possono percepire influenze musicali diverse (andaluse, latinoamericane, indiane…senza escludere il jazz), ma quello che il contrabbassista vuole tratteggiare è un modo estraneo all'esperienza reale, un mondo ideale, pervaso da una spiritualità ecumenica, retto da un atteggiamento di benevolenza e amore reciproco. Il repertorio è quello che di solito esegue dal vivo in trio con Ruiz e Trasante, ma per l'incisione sono stati chiamati in studio altri sette strumentisti, in prevalenza “anomali”, così da arrichire le trame dinamiche e timbriche. Come sempre la musica di Garcia-Fons fa strabiliare per la perizia tecnica, per l'opulenta elaborazione melodica e armonica, per l'adescante carica comunicativa, per l'intensità un po' artificiale dei profumi esotici. Tuttavia, man mano che le sue proposte discografiche si susseguono nel tempo, ci si accorge che quanto più il suo mondo ideale si definisce e assume connotati distintivi, tanto più perde gli agganci con la compromessa realtà terrena per liberarsi in una dimensione fantastica, formalmente perfetta, maniacale e traslucida, poco problematica ma non del tutto priva di inquietudine. Non sono forse questi i caratteri del miglior manierismo?
|
|

|
Dansir |
|
Risky Business |
| |
Descending Grace |
|
Illinoise |
| |
Cat Walk |
|
Excuse My Shoes |
| |
Swirls |
|
Jack and Betty |
| |
Class Trip |
| |
Soldier's Song |
| |
Epilogue |
|
JOHN ABERCROMBIE
Class Trip
ECM
Con questo lavoro il quartetto di Abercrombie chiarisce e sviluppa le linee del precedente “Cat'n' Mouse”: un impressionismo in equilibrio tra scrittura e libera improvvisazione, tra dimensione acustica ed elettrica, abbandoni cameristici e dinamismo jazzistico, suggestioni country folk e astrazioni free. Sono tratti espressivi che appartengono, in tempi e modalità diverse, alla storia musicale del chitarrista che oggi trovano, forse, la sintesi migliore: un'elaborazione maturata lentamente, integrando la limpidezza narrativa che lo lega a Jim Hall con le multiformi esperienze della sua carriera, dal blues al trio organistico, dal jazz rock al duo Towner, dalla ricerca d'avanguardia (Gateway) alla sperimentazione con la chitarra synth. I segni di questa volontà “integrativa” erano già evidenti in “Open Land” (1998), già con Feldman. Il ruolo del violinista è oggi centrale per l'accentuato lirismo e l'arcana semplicità dei suoi interventi, che Abercrombie, Baron (batteria) e Jhonson (contrabbasso) possono sostenere o contraddire, innescando un dialogo collettivo particolarmente affascinante nei risvolti timbrici e melodici. I bei brani consentono ai quattro di coniugare una ricerca sottile, talvolta evanescente, su colori e dinamiche con ispirati interventi personali.
|
| |
Trio Conversation |
| |
Hyperballad |
| |
Roxane's Song |
| |
K.T.C. |
| |
Plaza Real |
| |
Shine |
| |
Green Sky |
| |
Sister's Song |
| |
Drum Kick |
| |
Free-bop |
| |
Free Combinations For |
| |
Three Instruments |
| |
Entropy |
| |
Trio Conversation (the end) |
 |
|
WASILEWSKI/KURKIEWICZ/MISKIEWICZ
Trio
ECM
Patner abituali di Tomas Stanko dal 2000, questi musicisti polacchi danno vita a un trio non particolarmente innovativo, ma classico e attualissimo al tempo stesso, a cominciare dalle significative scelte di repertorio. A fianco di cinque composizioni originali a firma congiunta (che costituiscono gli episodi più sperimentali, imprevedibili e introversi del CD) e di altri tre scritti da Wasilewski (dal carattere prevalentemente leggiadro e cadenzato) compaiono brani insoliti: gli avvolgenti Hyperballad di Bjork e Plaza Real di Shorter, il malinconico Green Sky di Stanko e Roxana's Song, una composizione di Karol Szimanowski arrangiata dal pianista. Le influenze di Jarrett, Mehldau, Svensson sono tutte ben individuabili in Wasilewski; il suo incidere risulta però sempre rilassato e discorsivo, senza essere estroverso; anche le digressioni, i ripensamenti, le invenzioni eccentriche smussano le spigolosità per concatenarsi con grande naturalezza in un fluire unitario. Il suo pianismo, di grande pulizia e raffinatezza, raggiunge un effetto seducente grazie anche a un caratteristico modo di smorzare le frasi, agendo sul ritmo e sul volume.
|
|
> recensioni musica estera OTTOBRE 2005 < |
| |
A pain that I'm used to |
| |
John the revelator |
|
Suffer well |
| |
The sinner in me |
| |
Precious |
| |
Macro |
| |
I want it all |
|
Nothing's impossible |
|
Introspective |
| |
Damaged people |
| |
Lilian |
| |
The darkest star |
| |
|
|
DEPECHE MODE
Playing The Angel
Virgin
Inizia così, con quelle bordate di techno-sound che sono il loro marchio di fabbrica e di garanzia, il nuovo album dei Depeche Mode. Le prime tre canzoni sono in purissimo stile anni '80 e '90: A Pain That I'm Used To , Suffer Well e soprattutto la travolgente e maestosa John The Revelator che sarà un singolo in futuro (per il debutto è stata scelta l'altrettanto significativa Precious ). Senza mai essere usciti dal circuito che conta, la band è riuscita a rigenerarsi nel corso degli anni rimanendo fedele a un suono che ha molto contribuito a definire: quell'impasto di tastiere e voce futuribile che dà il segnale della modernità. In qualche modo però questo album è un segnale di rinascita nel senso della freschezza compositiva e produttiva. Non ci sono passaggi a vuoto, momenti di stanchezza, trucchi, nel dialogo compositivo continuo tra Martin Gore e Dave Gahan che produce 12 canzoni di alto livello con appena un paio di impercettibili scivolate (come The Sinner In Me ).
|
|
takk... |
|
glosoli |
| |
hoppipolla |
|
med blodnasir |
| |
se lest |
| |
saeglopur |
| |
milano |
|
gong |
| |
andvari |
| |
svo hljott |
| |
heysatan |
| |
|
SIGUR ROS
Takk…
Capitol
Non più sconosciuti e con apprezzate esibizioni in concerto, anche in Italia, gli islandesi variano di poco la propria “filosofia musicale”, forse definiscono maggiormente i confini delle varie canzoni a cui danno i titoli (seppure in una lingua semi-invetata), cosa che () , il precedente album, non faceva. Già dopo l'Intro in Glosoli si rivela il fascino onirico e nebuloso del loro sound ritagliato sulla suadente e velata voce in falsetto di Jonsi. Qualche brano è di costruzione un po' più prevedibile, ma da affascinare ci pensano le lunghe Hufupunkar e Saeglopur (con iniziali”sonorità carillon” e del pianoforte che poi si aprono ad una ritmica di più ampio respiro). Eccellente anche Milano (oltre 10' ispirati/dedicati alla città), con uno sviluppo melodico-ritmico in leggero crescendo -tra Pink Floyd e Radiohead- e ritorno a una leggerezza e “discrezione sonora” che caratterizzano anche Gong Enoir e la bella conclusiva Heysatan .
|
|
blink and you'll miss it |
|
paper smile |
|
come on / let's go |
|
here's the good news |
| |
the start of forever |
| |
pan |
| |
all on a misty morning |
|
from the floorboards up |
|
wanna make it alright |
| |
savages |
| |
fly little bird |
| |
roll along summer |
| |
bring back the funk |
| |
the pebble and the boy |
| |
from the floorboards up |
| |
the start of forever |
| |
here's the good news |
 |
|
PAUL WELLER
As Is Now
V2
Ai tempi degli Style Council era un onnivoro famelico, che cambiava incoscientemente direzione ad ogni 45 giri. E questa pratica l'ha portato quasi sull'orlo del fallimento. Lo spavento deve essere stato tale che, da quando ha avviato la carriera solista, Weller si è sostanzialmente rintanato in una nicchia sonora che, dopo sette album in studio, ancora si guarda bene dall'abbandonare. As Is Now è quindi l'ennesima variazione sul tema di quel vintage-rock, sospeso ai confini tra Nick Drake e Traffic, grazie al quale il Modfather è riuscito a rifarsi la reputazione perduta dell'alba degli anni '90: stesso suono secco, polveroso e sottoprodotto, stessa sensazione di immediatezza live, poche o nulle concessioni alla modernità. Non ci sono sorprese, quindi, a parte le energiche sterzate nere di Bring Back The Funk e dell'iniziale Blink Back The Funk e dell'iniziale Blink And You'll Miss It : Weller non spiazza più, ma fortunatamente la sua classe è ancora sufficiente a tener lontana la noia. Provare per credere con le fascinose atmosfere folck di All On A Misty Morning , o con la micidiale From The Floorboards Up , forse il singolo più efficace e riuscito della sua carriera solista.
|
|
|