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> recensioni musica italiana MARZO 2005 <
VAI IN AFRICA CELESTINO!
  NUMERI DA SCARICARE
GAMBADILEGNO A PARIGI
  TEMPO REALE
PAROLE A MEMORIA
LA TESTA NEL SECCHIO
PASSATO REMOTO
  IL PANORAMA DI BETLEMME
  LE LACRIME DI NEMO
IL VESTITO DEL VIOLINISTA


FRANCESCO DE GREGORI
Pezzi
Columbia

Come il sole atteso di questa primavera, arriva dopo un lungo inverno, così il nuovo album di Francesco De Gregari fa punto e a capo segnando un prima e un dopo di questa stagione discografica. Arriva infatti compatto e appuntito, solido e poetico: una raccolta di canzoni che sono al tempo stesso “pezzi” d'amore e di giornalismo, di presa d'atto sociale senza mai scendere nello specifico della polemica spicciola. Con un'unica eccezione: il racconto di un desiderio di pace tanto più intenso quanto più forte su alcune canzoni soffia il vento di sensazioni di guerra. “Pezzi di stella, pezzi di costellazione, pezzi di amore eterno, pezzi di stagione…” inizia così l'album con una canzone squisitamente degregoriana nel suo gioioso gioco di elencazione di cose e situazioni che rimanda inevitabilmente a un pezzo storico del suo repertorio( Pezzi di vetro da Rimmel , 1975). Dieci canzoni in totale, ognuna ben delineata nel suo profilo: il blues molto anni '70 di Numeri da scaricare con tanto di hammond e di slide che rendono omaggio alla celebre Supersession di Al Kooper; la ballata appoggiata al pianoforte con vaghe cadenze caraibiche come Gambadilegno a Parigi ; la dura spigolosissima Tempo reale con i suoi richiami sociali intrecciati alla chitarra elettrica mentre si fa feroce l'analisi della realtà; la ballata Il panorama di Betlemme con quel “sipario di fiamme” che da solo vale tutta un'antologia della moderna poesia italiana. Sono quindi dieci canzoni che, individualmente e complessivamente, si pongono molto al di sopra del livello medio della produzione italiana.


Che mistero è l'amore
Avrei voluto
  Quante volte per amore
Sono stanca
  Tutto Passa
Io qui tu lì
  Cosa eri per me
In te
Sola
  Late for love
  E' la vita
  Ninna Nanna delle 7.30
  Un cornetto e un cachet
  Sono stanca


NICKY NICOLAI
Che mistero è l'amore
Virgin

Ha una grana particolare la bella voce di Nicky Nicolai. Una grana da grande interprete romantico-confidenziale che bene si adatta all'impianto generale dell'album jazzy che segue la presentazione a Sanremo di Che mistero è l'amore . Sullo sfondo c'è la Mina dei tempi d'oro ma in primo piano c'è una giovane donna che ha trovato un notevole equilibrio nel rapporto tra qualità e quantità, tra tendenza pop ed esigenza jazz. In questo senso la partecipazione al Festival è stata un'utile conferma dello spostamento in avanti e in alto del concetto di qualità. Moderatamente variabile nella sua struttura, Che mistero è l'amore vive i suoi momenti migliori quando prende il volo il sassofono di Di Battista e quando la Nicolai ha più spazio per vocalizzare: perfetta in questo senso la seducente In te . Da segnalare le due partecipazioni speciali di Renzo Arbore ( Un cornetto e un cachet ) e di Lucio Dalla ( Io qui tu lì ).

 



Nella mia stanza
Mentre tutto scorre
Solo 3 min
I miei robot
Estate
  Ogni mio istante
Nuvole e lenzuola
  Sui tuoi nei
  L'immensità
  Scomoda-mente
Solo per te


NEGRAMARO
Mentre tutto scorre
Sugar

A Sanremo la loro Mentre tutto scorre non è stata recepita ma i Negramaro faranno bene a non dispiacersene troppo: infatti questo nuovo album dimostra che il gruppo salentino è una bellissima realtà di quel moderno rock italiano che non ha paura di contaminarsi con il rock più sperimentale. Un mix non facile (e anche qui non sempre perfettamente riuscito, ma sono davvero errori di esuberanza), ma già ben preciso nel mirino dei musicisti. Fin dalla bella e avvolgente Nella mia stanza si capisce che i Negramaro sono un gruppo-gruppo, poi Mentre tutto scorre concede il bis e dimostra ancora meglio le qualità interpretative di Giuliano Sangiorgi, mentre tutti gli altri musicisti offrono un apporto notevole nella costruzione di un muro del suono quasi “progressive”. Si va avanti così fino alla fine (transitando anche attraverso l'originalità della cover de L'immensità , altra canzone presentata a Sanremo qualche secolo fa) con Estate e Solo3min tra i titoli più riusciti.

 


> recensioni musica jazz MARZO 2005 <
Tide Of Trepidation
Eighty-eight Days In My Veins
The Well-wisher
The Unstable Table & The..
  Viaticum
  In The Tail Of Her Eye
  Letter From Leviathan
  A Picture Of Doris Travelling..
  What Though The Way..


E.S.T.
Viaticum
ACT

Viaticum è la nona fatica discografica in poco più di dieci anni di attività del trio scandinavo. Dal 1995 il gruppo non fa mai mancare il contatto con il suo numerosissimo pubblico, tramite uscite regolari e tournée promozionali che anche in Italia registrano negli ultimi tempi un successo significativo. Il gruppo (Esbjorn Svensson al pianoforte, Dan Berglund al contrabbasso e Magus Ostrom alla batteria) ha una propria personalità ben definita dove prevale però la razionalità del progetto. Si ascoltano strutture non troppo convenzionali, per lo più basate su brevi segmenti tematici di quattro o otto misure ritirate, melodie ricercate, improvvisazioni seducenti, accostate per contrasto a momenti di fredda narcolessia pop e incisi elettronici sempre appena accennati. Sin dal primo brano sono riconoscibili l'impressionismo pianistico, un andamento ritmico basato sull'uso frequente delle spazzole e una dinamica di basso e batteria spesso binaria, basilare ma incalzante. Anche in questo CD il ricercato mélange del trio è ben confezionato e pensato per rivolgersi a una platea ampia, che può incuriosire i conoscitori e ammaliare i profani del jazz.



IN VIAGGIO
KOSMOPOLITES
  SPAZI PROVVISORI 1
IN STRETTA VICINANZA
  CALASETTA
HUSH PLEASE!
  NEGLI OCCHI
VISIONS
  ECHOES 1
  SPAZI PROVVISORI 2
  THE RIDE
  ECHOES 2
  VARIAZIONE 12
  THE SILENT TRADE
  LASCIA CH'IO PIANGA



PAOLO FRESU
Kosmopolites
BLUE NOTE



“Kosmopolites” è il pimo di cinque album che il quintetto di Fresu (Paolo Fresu tomba e flicorno,Tino Tracanna sax tenore e soprano, Roberto Cipelli pianoforte, Attilio Zanchi contrabbasso e Ettore Fioravanti batteria) ha in conto di registrare nell'arco di tre anni per la Blue Note al fine di celebrare i vent'anni della costituzione del gruppo e dall'uscita del primo disco, “Ostinato” per la Spals(h). L'idea bella e democratica, è quella di suonare in ogni album esclusivamente brani scritti da uno dei componenti: con “Kosmopolites” comincia il pianista (e cofondatore del gruppo). Le composizioni lente e medio-lente sono delicate, venate di una dolce tristezza e dalla raffinata metodicità; quelle veloci (Calasetta, Visions, The Silent Trade, The Ride) sono vivaci e scanzonate, mai tese e dure. Dai tempi di “Ostinato” il gruppo ha mantenuto fermi i propri principi musicali, quelli di un hard bop cantabile e smussato negli spigoli vivi, formando una musica impregnata di umori sentimentali ma che non rinuncia alla lucidità, una musica avvolgente che con eleganza mette in mostra le capacità tecniche ed espressive dei musicisti, la loro assoluta comunanza d'intenti e la perfetta coesione esecutiva impreziosita da mille sottigliezze. Questo è un album che segna la piena maturità del gruppo di Fresu.



la cumparsita
questo abajo
  sonamos el tango
tangologie
descepolin
  mariana, mariana
  la guitarra
a al una yo naci
milonga for three
maquillaje
  te amo
  gorrion
  sobre la tierra
  me vuelvas loca
  milonga de los vientos
  gorrion (finale)


SILVANA DELUIGI
Yo!
ENJA

L'argentina Deluigi, è impegnata da anni a combattere il pregiudizio che vorrebbe il tango una musica riservata agli uomini, anzi ai machos. Non molto conosciuta dalle nostre parti, è invece popolarissima in Francia, dove risiede, e in Germania, luoghi in cui ha inciso numerosi album di alto livello. Ma questo CD, fa letteralmente scomparire i suoi lavori precedenti e s'impone con forza come uno dei dischi più entusiasmanti usciti negli ultimi mesi. Gran parte del merito va senza dubbio alla santa mano di Hanrahan (produttore e arrangiatore), che come d'abitudine si riserva il ruolo di organizzatore generale e concepisce un lavoro di portata quasi cinematografica, una sorta di documentario sonoro che riesce a conferire una straordinaria organicità a materiale in apparenza incongruo: da Gardel a Contursi, da Anibal Trailo ad Atahualpa Yupanqui, dai brasiliani Edu Lobo e Chico Buarque al messicano Armando Manzanero, oltre a un vecchio brano di Jack Bruce tratto dal repertorio West, Bruce & Laing, anno 1973. Senza dimenticare il vecchio e un po' torvo sodale di Hanrahan, Astor Piazzolla, e i musicisti del suo storico quintetto (che qui appaiono quasi tutti). Che dire insomma? Se siete in cerca di emozioni clamorose, provate ad ascoltare questo disco.



> recensioni musica estera MARZO 2005 <
  Some cities
  Black and white town
Almost forgot myself
  Snowden
  The storm
  Walk in fire
  One of these days
Someday soon
Shadow of salford
  Sky stars falling
  Ambition



DOVES
Some Cities
Heavenly Recordings/EMI

Dopo quasi tre anni di assenza discografica i tre Doves tornano con un lavoro variegato e maturo, frutto dell'ispirazione nata durante i lunghi viaggi delle tournees e i conseguenti ritorni nella loro città natale, Manchester: “La troviamo sempre più cambiata ogni volta” afferma uno dei tre leader Jimi Goodwin. Più concitato e pressante dei precedenti lavori ( Lost Souls e The Last Broadcast ), Some Cities alterna momenti di grande pulsare ritmico (fa fede il singolo Black and White Town ) ad altri più velatamente distesi ( Snowden e The Storm , che non rinuncia nemmeno alle suggestioni della grande orchestra). Molti i collaboratori coinvolti nell'incisione, che rendono il disco uno dei più interessanti di questo primo scorcio di 2005.

Human After All
The Prime Time Of Your Life
  Robot Rock
Steam Machine
  Make Love
  The Brainwasher
  On Off
Television Rules The Nation
Technologic
  Emotion



DAFT PUNK
Human After All
Virgin

Già Felix Da Housecat, maitre à penser dell'elettronica più trendy, concludeva l'ultimo album con “Neon Human”, un tripudio di voci robotiche che imploravano “voglio essere umano”. I Daft Punk lo seguono a ruota e cominciano la ricerca di quell'umanità ostentata già nel titolo con un album che può essere letto come un concept sullo strapotere delle macchine a cui si oppone l'autenticità dei sentimenti. Una sorta di autodafè, quindi. Un virus che i due francesi, gli uomini-macchina, i Rokets della nuova generazione, si autoinoculano. A chiedere umanità sono vocoder che urlano come chitarre elettriche, bordate di suoni che sembrano vecchi videogame in avaria e chincaglieria vintage più vicina al primo album “Homework” che alla filosofia disco di “Discovery”. E se quello umano altro non fosse che l'ultimo stadio della più alta tecnologia?

HOTEL INTRO
RAINING AGAIN
BEAUTIFUL
LIFT ME UP
  WHERE YOU END
  TEMPTATION
  SPIDERS
DREAM ABOUT ME
VERY
  I LIKE YOU
  LOVE SHOULD
  SLIPPING AWAY
  FOREVER
  HOMEWARD ANGEL



MOBY
Hotel
Mute

“Nel mio mondo , David Bowie è sempre il re”. E' una recente dichiarazione di Moby che potrebbe fare da perfetto incipit a questo suo nuovo, attesissimo lavoro: un disco non facile, Hotel , pechè arriva dopo i dieci milioni di copie di Play , i quattro di 18 e soprattutto dopo la batosta delle ultime elezioni americane, che ha visto sconfitto non solo John Kerry, ma anche tutti gli artisti rock e pop che si erano schierati al suo fianco. “Non cercatemi per i prossimi quattro anni perché sarò sbronzo” aveva dichiarato il piccolo genio di New York all'indomani della vittoria di George W. Bush. Ma si sa, lo spettacolo deve comunque continuare e Moby, fiutata l'aria di riflusso che tira di questi tempi nella Grande Mela, è tornato a muoversi sulle tracce dell'asse boriano dopo la geniale abbuffata di campionamenti di Play . Hotel celebra apertamente le gesta del Duca Bianco (emblematica Spiders ), aprendo nel contempo una finestra su un'estetica sonora gelida e decadente, che alla fine degli anni '70 ha generato la new wawe, da sempre nel cuore di Moby. La cover di Temptation dei New Order è ulteriore testimonianza dell'obbiettivo che si è dato per questo disco: reinventarsi come artista rock a tutto tondo tramite un omaggio sentito e riuscito ad un sound e ad un'epoca.