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> recensioni musica italiana MAGGIO 2006 <


PETRA MAGONI/FERRUCCIO SPINETTI
Musica Nuda 2
Fandango/Edel

La seconda prova dell’accoppiata Magoni-Spinetti è il classico lavoro a cui ogni definizione va stretta. Non è assolutamente un album di cover anche se nel doppio CD sono presenti diverse riletture di classici quali Over the Rainbow, Like a Virgin e My Favorite Things, e non si tratta neppure di un lavoro jazz anche se ne ha l’impostazione. Di certo si tratta di un raffinato disco d’intrattenimento colto, aperto ad ogni possibile contaminazione in cui a degli standard si contrappongono diversi brani originali, come la divertente Le due corde vocali scritti dalla coppia, alcuni dei quali con l’aiuto d’altri colleghi musicisti, ad esempio Pacifico, autore del testo Io sono a metà, e Nicola Stilo, polistrumentista per anni a fianco di Chet Baker, che ha composto l’ironica Anima Animale. Se la prima parte risulta essere essenzialmente un duetto tra la giovane cantante e il contrabbassista degli Avion Travel, la seconda, invece, è un carosello di partecipazioni dal pianista Stefano Bollani al trombettista francese Erik Truffaz, per arrivare al divertente ed istrionico scontro in Aninnina con la voce di Monica Demuru.



AFRICA UNITE
Controlli
Many/Venus

La natura è quella reggae di sempre, la voglia di parlare della realtà anche: ma adesso gli Africa Unite sono cresciuti e “Controlli”, il loro ultimo lavoro discografico, lo dimostra perfettamente. Toni decisi ma musica più felpata, ritmi sicuri ma meno insistenti, colori decisi ma anche sfumati. Si parla di controllo della realtà da quello personale che passa per il bisogno di non mollare mai le briglie e di vincere la tentazione delle emozioni in libertà - The Cage, Sotto Pelle - alle forme di manipolazione della libertà esercitate dalla religione - In nomine - o dalla politica e dal potere - Il segreto del numero scomparso. Ma in tutto questo esiste la possibilità di ognuno di rifiutare l’adesione e l’accondiscendenza al sistema - Bit Crash, sotto il segno del reggae più vero - e di lasciarsi trascinare dentro una Vertigine di amore incondizionata senza altro secondo fine se non la consapevolezza della sua imprescindibile esistenza. Tutto in 12 nuove Tracks per riflettere e ballare.



 


MAU MAU
Dea
Mescal

Disco all’insegna del viaggio fisico e metafisico. Dopo lunghe peregrinazioni sonore Luca Morino sembra avere trovato il “luogo musicale” infinito per ambientare nuove e coloratissime storie di un mondo dalle mille anime che per nostra fortuna non ha nessuna intenzione di cadere vittima dell’omologazione. Difficile quindi cercare l’epicentro sonoro da cui scaturisce Dea. Luca Morino è un gatto dalle undici vite che cade continuamente vittima di improvvise infatuazioni sonore per poi rialzarsi e gettarsi in preda a un umanissima curiosità verso nuovi amori. Così Da qui ai Carabi e Cartoline condividono la stessa passione per un folk senza frontiere, concedendosi il lusso di colorare la melodia con pennellate di saggezza berbera e richiami all’affascinante tradizione gitana. Souvenir de Tulum, la primogenita partorita dalla Dea, abbraccia orizzonti etnici più eterei ma non meno affascinanti che, grazie a un perfetto e delicato equilibrio, strizzano, ammiccando l’occhio a Les Negresses Vertes e a Battiato. Il biglietto costa poco, tanto vale partire.





> recensioni musica jazz MAGGIO 2006 <
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 


CASSANDRA WILSON
Thunderbird
BLUE NOTE

L’influsso di T Bone Burnett scorre come una vena sotterranea in tanta American music degli ultimi vent’anni. Notevole autore di canzoni, chitarrista cantante, Burnett ha pubblicato pochi ma splendidi dischi in proprio , suonato spesso con Bob Dylan, prodotto lavori dei Los Lobos, di Roy Orbison, Alison Krauss, Tony Bennett e K.d.Lang, Elvis Costello, i Wallflowesrs, Brouce Cockburn. E’ opera sua il pluripremiato assemblaggio della colonna sonora di O Brother, Where Art Thou?, lo splendido fim dei fratelli Coen, così come quella della recente biografia di Johnny Cash, Walk The Line. Tutto questo per dire che, per il suo nuovo atteso album, Cassandra Wilson non poteva trovare un collaboratore più prezioso. La mano di Burnett trasforma difatti quella che poteva essere l’ennesima ripetizione di temi e atmosfere già esplorate dalla Wilson, nei suoi ultimi, popolarissimi CD nel disco forse più riuscito della tormentata cantante del Mississipi.
Thunderbird è un disco che cresce a ogni ascolto, rafforzando la posizione di Cassandra ai vertici della vocalità contemporanea. E che si tratti di Jazz, country o blues poco importa, davanti a un’interprete di questa statura..

 




 
 
   
 
   
 
   
 
 

FRANCESCO CAFISO
A Tribute To Charlie Parker
GIOTTO MUSIC


A partire dal 1949, com’è noto, Charlie Parker si misurò più volte con gli archi, in studio e dal vivo, su una ventina di temi (fra i più cari What Is This Thing Called Love, Easy To Love, Repetition a April in Paris), diciassette dei quali ritroviamo in questo omaggio fortemente voluto da “Umbria Jazz” nel cinquantenario della morte di Bird. Cafiso se la cava splendidamente, in invidiabile equilibrio fra rispetto (gli arrangiamenti sono quelli originali) e piccoli ma significativi elementi di differenziazione. Tra questi, colpisce un maggior relax interpretativo, laddove Parker era più nervoso, increspato, se non nell’esposizione tematica certamente nello sviluppo impovvisativo, in quel progressivo attorcigliarsi e flettersi del fraseggio, fino a epiloghi quanto mai stringati, quasi perentori. Il livello di “A Tribute To Charlie Parker” è molto omogeneo ma, dovendo scegliere, si segnalano I’ll Remamber April, primo segnale circa la riuscita dell’operazione, Summertime, nobilitato da begli interventi di oboe e pianoforte, e April In Paris. Chiudono degnamente il lavoro due minuti di contralto solo, anch’essi dedicati all’uccello che interruppe anzitempo il proprio volo. Nella speranza che, al di là di doti linguistico-strumentali ormai ampiamente note, anche il giovane siciliano sappia negli anni a venire spiccarne uno interamente suo.



   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   




STEFANO CANTINI
L’amico del vento
EGEA


Legati da un lungo sodalizio artistico e dalle comuni origini maremmane, Cantini e Pareti costituiscono due terzi del trio che ha recentemente inciso a nome del contrabbassista “il circo”, sempre per l’Egea. Anche qui Cantini conferma un’identità stilistica che lo pone ai vertici tra gli specialisti europei di sax soprano. Caratterizzano il suo stile un’irruenza e un’ansia di esplorare mutuate da David Liebman, a tratti temperate dalla riflessiva parsimonia di Wayne Shorter, permeate nell’insieme da una solida capacità di invenzione melodica, molto vicina al nostro retroterra culturale. Ovviamente, sono tutti aspetti nei quali Rita Marcotulli sa compenetrarsi adeguatamente, in virtù del suo linguaggio scorrevole e mai ridondante. Il pianista Grossi si è invece accollato il non semplice compito di predisporre arrangiamenti che permettessero a cotanto trio di interagire efficacemente con il quartetto Arkè String Project, presente in altre incisioni Egea: un equilibrio dedicato e non sempre felicemente raggiunto, benché il rischio di cadere in impressionismi risaputi sia stato accuratamente evitato. Il pregevole lavoro riflette senz’altro l’estetica Egea: grande pulizia sonora, eccellente qualità acustica e notevole attenzione ai risvolti melodici del nostro patrimonio.

 





> recensioni musica estera MAGGIO 2006 <
   
   
 
   
   
   
   
 
 
   
   
 
 



RED HOT CHILI PEPPERS
Stadium Arcadium
Warner Bros

Con il doppio (ben 28 canzoni!) i quattro “naked in the rain” sembrano nuovamente essere tornati a divertirsi a fare musica dopo un paio di album di “piatta vita coniugale”. Certo, di fronte alla mole di canzoni proposte, si potrebbe nutrire qualche fondato dubbio sulla bontà di una decisione discografica decisamente azzardata, dubbio che tuttavia viene presto fugato dalla varietà di genere – c’è davvero di tutto, persino qualche richiamo alla solare musica caraibica (C’mon Girl) e messicana (Hard to Concentrate) - e dallo stato di grazia dell’elemento portante della band, Flea, onnipresente con il suo instancabile e pulsante basso funky. I RHCP, quindi, non patiscono affatto il problema della quantità ma lo risolvono brillantemente con l’eterogeneità delle proposte a partire dal singolo Dani California, filastrocca rock in bilico tra le atmosfere paludose dell’Alabama e il cocente sole californiano. Mai singolo fu più azzeccato. La vivace anarchia che anima Stadium Arcadium ricorda “Freaky Styley” come ben dimostrano Tell me Baby, il probabile secondo singolo, e Hump de Bump, funkettone tritacarne dal sapore etnico. Spicca il lavoro di chitarra di Frusciante in Charlie. Sotto il ponte, rock e molto altro.



 
 
   
 
   
   
   
 
   
   
   
 
 



MASSIVE ATTACK
Collected
Virgin


Dopo solo quattro album sembra un po’ presto per tirare fuori dal cilindro un “Best of”, ma per i Massive Attack, in attesa del loro nuovo disco che uscirà all’inizio del 2007 e di cui si conosce già il titolo “Weather Underground”, vale la pena fare un ripasso. La raccolta viene pubblicata in due versioni, la prima con tredici tracce (che naturalmente comprendono fra gli altri Karmakoma, Angel, Teardrop, Protection) più l’inedito Live Machine, e una special edition molto corposa: in aggiunta al CD normale viene pubblicato un dual disc il cui lato A è costituito da canzoni rimanipolate e nuove registrazioni di brani presi da colonne sonore, duetti o dj set, il lato B in formato DVD con i video dell’ammaliante band co-inventrice insieme a Tricky del trip-hop. Live with me è un ipnotico soul cantato da Terry Callier, leggenda del folk nero-americano che negli ultimi anni ha duettato anche con Beth Orton e Paul Weller.





   
   
   
 




THIEVERY CORPORATION
Versions
Esl/Audioglobe



Da djs e remixers di culto nei clubs d’oltreoceano a veri e propri trend-setters della nu-electro lunge mondiale, Erik Hilton e Rob Garza, aka Thievery Corporation, a quasi dieci anni dall’esordio, continuano inarrestabili il loro percorso di sperimentazione digitale all’insegna delle più disperate sonorità di matrice latin, jazz, reggae, oriental, indian e non solo. Prima che il nuovo album studio veda la luce dopo l’acclamato “Cosmic Game” dello scorso anno, la Eighteen Street Lunge Music pubblica una stilosa compilation di rari TC remix di brani interpretati da artisti di varia estrazione. Dalle icone latin jazz degli anni ’60 Astrud Gilberto e Herb Albert, (Who Needs Forever e Lemon Tree), passando addirittura per i Doors, gustosissima la rivisitazione percussiva-psichedelica di Strange Days, fino ad arrivare alle nuove leve Wax Poetic con Norah Jones, Bebel Gilberto e Sarah McLachlan. Non manca un inedito, Originality, affidato ai vocals della reggae queen Sister Nancy, ma è con Shiva, firmata e remixata dal duo, che la “Corporazione Furto” ci rapisce tra estasi ed onirismo.