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> recensioni musica italiana GIUGNO 2005 < |
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CIAO AMORE |
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DIMME A DDHU STAE |
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NOW IS THE TIME |
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GIUNGLA |
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STRADE ROSSE |
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ACQUA PE STA TERRA |
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SCIAMU A BALLARE |
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BOMBA INNESCATA |
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JAH JAH IS CALLING |
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TOCCA LU CIELU |
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AMORE E ODIU |
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FILU TE IENTU |
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NU TE FA FUTTERE |
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REGGAE CALYPSO |
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SUD SOUND SYSTEM
Acqua Pe Sta Terra
V2
Direttamente dalla caliente terra del Salento tornano a diffondersi le good vibes dei Sud Sound System. Il trio pugliese che apparentemente gioca a nascondersi dietro le atmosfere easy listening del singolo, Ciao amore , mentre prepara in gran segreto un assalto sonoro cui nessuno si sottrarrà. Bastano infatti tre minuti e mezzo – il tempo sufficiente a far terminare la title track/single – per potere “addentare” la succosa polpa sonora del disco: in una rapida successione di morsi famelici assaporeremo dapprima il soul blaxploitation style di Dimme Addhru Stae , quindi la caraibica e irresistibile cadenza di Now Is The Time con la partecipazione di un padrino giamaicano d'eccellenza come Luciano. Strade rosse è un inno a una wilderness tutta mediterranea, capace di ampliare gli orizzonti musicali del trio ben al di là del familiare orizzonte. Prima di schiacciare nuovamente il tasto “play” c'è ancora tempo per Jah Jah Is Calling , con il featuring di Anthony Johnson, e per Reggae Calypso . Quest'anno inutile cercare ispirazione oltre frontiera, a portata di mano c'è, udite, uno scrigno pieno di summer song!
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mai piu' noi due |
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qualche volta |
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sei bellissima |
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tutto e' niente |
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un mondo perfetto |
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lulu e marlene |
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passo dopo passo |
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com'eri tu |
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pensiero stupendo |
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continua |
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portami via |
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mai piu' noi due |
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DOLCENERA
Un mondo perfetto
The Music/Edel
Travolta ma non dominata dal successo del reality show Music Farm , Dolcenera piazza sul mercato, e ben alto in classifica, il suo secondo album che dimostra quanto di buono si era già detto intorno alla cantante e autrice due anni fa al momento dell'esordio. Voce bruna e profonda, una naturale ispirazione hard-melodica nella composizione, un'interpretazione che preferisce i toni notturni del blues, Dolcenera ha preso come punto di riferimento Loredana Berte', della quale non a caso qui interpreta con ottima grinta la ormai classica Sei bellissima , aggiungendoci di suo però un certo gioco di pieni e vuoti vocali che conferiscono nuova freschezza a una canzone datata e decisamente “firmata” dalla Bertè. Convincente anche la seconda cover del CD, Pensiero stupendo , resa ancora più torbida e passionale dell'originale appoggiandosi semplicemente al pianoforte. Coraggiosa anche la sua versione di Lulù Marlene dei Litfiba, soprattutto per la decisione di andare a pescare direttamente nel repertorio di uno dei gruppi che meglio ha rappresentato l'essenza virile del rock italiano degli ultimi 20 anni. Ma, ovviamente, la vera Dolcenera – più femminile, ma non per questo più arrendevole, - sta tutta nelle altre canzoni dell'album: Mai più noi due , Qualche volta , Tutto è niente , Un mondo perfetto definiscono il ritratto di un'artista che bene maneggia la forma canzone e che in alcuni passaggi ( Com'eri tu ) apre anche una finestra sul possibile sviluppo della sua vena.
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CLEPTOMANIA |
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BRICIOLA DI TE |
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TERRA E CIELO |
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CROMOSOMA |
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PARTICOLARE |
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PUR DI AVERTI QUI |
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TU SEI TUTTO PER ME |
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TIC TAC |
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NE' CON TE NE' SENZA TE |
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SEI COSI' |
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TUTTO |
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HO SCELTO LEI |
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SUGARFREE
Clepto-manie
Atlantic
Non c'è dubbio che fra le nuove leve italiane è giunta l'ora di una maggiore (seppur spesso volontariamente compressa) libertà di movimento. I cinque componenti degli Sugarfree pagano volentieri il tributo a Cesare (leggi:Le Vibrazioni), ma approfittano del loro primo CD per avventurarsi un po' più oltre, con stili di scrittura musicale e di interpretazione personali e accattivanti. Tralasciando il singolo-bomba Cleptomania , da tempo ai primi posti nelle classifiche radiofoniche e di vendita, l'album offre altre dodici canzoni (tra cui la ghost-track Piacere ): notabili Tutto , Tu sei tutto per me , Tic Tac . Produzione e arrangiamenti centrali. Nel libretto interno, con i testi e le foto, anche 4 pagine dedicate alle istruzioni per scaricare le suonerie del gruppo o gli sfondi per il cellulare: se questa aggiunta- destinata a far scuola? – sia un pregio oppure un difetto non sapremmo dire.
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> recensioni musica jazz GIUGNO 2005 < |
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Treni Che Vorrei (Bollani) |
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Tra Due Oasi (Dall'Ora) |
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Elicoidale (Cantini) |
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Non Fermarmi (Corvino) |
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Taranta (Di Paolo) |
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Jaco (Corvino) |
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Acquario (Cantini) |
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Terra Antica (Cantini) |
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Birdland (Joe Zawinul) |
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ARKE STRING PROJECT
Acquario
EGEA
La transizione da quartetto a quintetto con l'inclusione in pianta stabile di un contrabbassista è inaugurata dall'Arkè con la pubblicazione di questo disco che ne sottolinea ancora una volta l'invidiabile capacità di commisurarsi a un lessico musicale stilisticamente eterogeneo, avvolto in strutture cameristiche contemporanee e quasi mai didascaliche. Il successo e la popolarità acquisiti dall'ensamble per via delle collaborazioni e dei numerosi concerti al fianco di Antonella Ruggiero e di Trilok Gurtu hanno senz'altro fatto da molla per un prodotto che amplifica il suo eclettismo, la sua gittata comunicativa e la sua progettualità non solo per mano dei ragguardevoli ospiti ma anche e soprattutto per mezzo di una scrittura abile nel miscelare, con la dovuta grazia e originalità, aloni di musica sacra (Jaco), elementi mitteleuropei (Elicoidale), motivi celtici (Taranta), armonie accademiche (I treni che vorrei, scritta da Bollani) e temi jazz-fusion-pop (Birdland di Joe Zawinul, che in verità acquista i colori di un motivo friselliano). Di particolare spessore è il connubio tra archi e clarinetto nei due brani in cui figura Mirabassi.
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As seen from above |
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In praise of dreams |
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One goes there alone |
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Knot of place and time |
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If you go far enough |
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Scene from afar |
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Cloud of unknowing |
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Without visible sign |
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Iceburn |
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Conversation with a stone |
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A tale begun |
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JAN GARBAREK
IIn Praise Of Dreams
ECM
Dagli anni Settanta Garbarek è il portavoce dell'estetica ECM, fondata sul silenzio, su atmosfere placide e plananti, e sulla focalizzazione dei contrasti tonali che assumono le sembianze di spazi infiniti. Si potrebbe dire che il sassofonista ci ha fatto sempre ascoltare uno stesso disco con titoli diversi (come per certi versi Metheny e Jarrett), tranne che in sporadici e brillanti capovolgimenti di fronte quali “It's Ok To Listen To The Gray Voice”, “Officium” e “Rites”, indagini sul medioevo scandinavo, sulla tradizione araba e indiana, sul qawwali pakistano, sull'antico canto polifonico europeo e iberico. Dopo sei anni di silenzio discografico, Garbarek ritorna con un album radicale per forma, spirito e contenuti. La prima novità viene dai pater: Katche è noto per collaborazioni rock (Peter Gabriel) e jazz ma finora Garbarek se n'era servito solo nel 1992 per “Twelve Moon”; e l'amenoamericana Kashkashian è da tempo nel catalogo ECM ma più familiare agli appassionati di classica e contemporanea. L'altra principale novità è rappresentata da un sapiente lavoro d'assemblaggio di ritmi e melodie, dove colonne d'aria stabili, eteree e perfette si mischiano ad avvolgenti riverberi acustici e segosi algoritmi elettronici, e dove l'estrema cura per il dettaglio e la più sottile sfumatura conferisce al suono un candore virginale.
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Riding on the Midnight Train |
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Galveston |
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Shady Grove |
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I am the Light of This World |
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I'll Fly Away |
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So Long Second Street |
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Waterbound |
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The Water is Wide |
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Time Flies |
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Oh Death |
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White Line Fever |
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Wichita Lineman |
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JOEL HARRISON
So Long 2nd Street
ACT
Il chitarrista e cantante newyorkese è impegnato da qualche anno in un curioso e riuscito amalgama fra sonorità jazzistiche contemporanee ed echi del country blues. Il risultato è un appassionato cortocircuito espressivo che fa emergere nella memoria echi di Tom Waits e di Bill Fisell, di Kip Hanrahan (più solare, però) e di Cassandra Wilson. Insomma, pur apparendo più come un sofisticato artigiano che come un artista geniale, Harrison fa risaltare l'esistenza, sulla scena attuale, di un inatteso filo rosso rappresentato dalla tradizione rurale statunitense, non solo afroamericana. La scoperta è perfettamente in linea con una delle tendenze più significative degli ultimi anni: la riappropriazione, da parte dei jazzisti di tutto il mondo ma in specie degli stessi statunitensi, delle radici nazionali più intime. La ritmica Versace-Cump-Weiss-Isler svolge al meglio un ruolo delicato, che deve condurre con elasticità ma senza eccessi le diverse evocazioni stilistiche; la coppia chitarra-sassofono sviluppa intrecci molto riusciti, che fanno pensare a un'analoga ottima coppia di questi anni, quella fra Kurt Rosenwinkel e Mark Turner. Meno fondamentali appaiono le partecipazioni straordinarie di Uri Caine al piano e Rob Burger all'organo.
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> recensioni musica estera GIUGNO 2005 < |
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This |
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And Then So Clear |
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Long Way Down |
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Going Unconscious |
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Caught Between |
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Passing Over |
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How Many Worlds |
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Bottomliners |
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Just Another Day |
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Under |
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Bone Bomb |
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BRIAN ENO
Another Day On Earth
Hannibal Records/I.R.D.
Invogliato a comporre canzoni (non succedeva da 25 anni o giù di lì), a Brian Eno è tornata anche la voce. Another Day On Earth vede il mago della musica ambientale ed ex Roxy Music alle prese con 11 brani che lo riportano ai fasti di Another Green World e di Bifore And After Science . Ipnotizzando e sussurrando, Eno interpreta con eleganza vocale un'ambient music che evapora in canzone “pop”. Eccezion fatta per la “mobilità” di This e Under (percussioni sintetiche nel primo pezzo, scansioni funky nel secondo), tutto il resto approda su tranquilli lidi sonori: cioè atmosfere soffuse e voce manipolata dall'elettronica ( And Then So Clear e Bottomliners ), melodie sorprese al crepuscolo ( Caughy Between ), rarefatte conversazioni pianistiche ( Passing Over ), incontri di folk e musica da camera ( How Many Worlds ). E anche quando la “soft machine” cede il passo alla sperimentazione, col canto che ricorda certi “dialoghi” cari a Laurie Anderson ( A Long Way Down ), Eno non perde il gusto della “pop music” in punta di piedi.
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Pump It |
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Don't Phunk With My Heart |
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My Style |
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Don't Lie |
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My Humps |
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Like That |
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Dum Diddly |
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Feel It |
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Gone Going |
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They Don't Want Music |
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Disco Club |
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Bebot |
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Ba Bump |
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Audio Delite At Low Fidelity |
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Union |
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BLACK EYED PEAS
Monkey Business
A&M
Vendere 8 milioni di copie di un disco hip hop non è cosa da tutti. I Black Eyed Peas ci sono riusciti con Elephunk e ora tornano alla carica con un nuovo album, che inevitabilmente recupera la prodigiosa formula utilizzata per quel piccolo miracolo datato 2003. Come impone la vera arte dei maghi professionisti, il trucco c'è ma non si vede! Qui si chiama “interpolazione” o anche “utilizzo vario di samples”. Ovvero: prendi l'idea di qualcun altro e cucinala con nuovi ingredienti. Certo, se si tratta di un campionamento della base e del riff di Misirlou (nota al grande pubblico per il suo posto d'onore nella colonna sonora di Pulp Fiction ) è più facile sgamare i quattro “piselli” sulla non originalità del loro genio musicale. Ma chi arriva a riconoscere un brano ispirato a una vecchia canzone di Slick Rick, di Lisa Lisa & Cult Jam, di Astrud Gilberto o della cantante indiana Asha Bhosle? In casi “sfacciati” come They Don't Want Music e Union, se non altro c'è la benedizione dei rispettivi maestri James Brown e Sting, chiamati a partecipare di persona alla festa infinita di questi abili manipolatori all'insegna del “famolo funky e orecchiabile”. Non sarà tutta farina del loro sacco, ma come impastano bene ‘sti Black Eyed Peas!
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Feels Just Like It Should |
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Dynamite |
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Seven Days |
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Electric Mistress |
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Starchild |
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Love Blind |
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Talullah |
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Give Hate A Chance |
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World That He Wants |
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Black Devil Car |
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Hot Tequila Brown |
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AUDIOSLAVE
Out Of Exile
Interscope/Epic
Dodici brani di pregiata fattura, ma in media poco incisive. Lo stile di scrittura degli Audioslave ha spessore, e forse volutamente trascura di essere accattivante. Questione di scelte. Fatto sta che non trovi mai quell'inciso o quel riff che ti entra nelle vene e ti resta addosso anche esaurito l'ascolto. Out Of Exile è come un fiume imponente e rigonfio che scorre con vigore senza mai incontrare rapide. Il furore e l'anima funky dei Rage Against The Machine (che sono ben tre in formazione!) sono definitivamente perduti (salvo qualche rara eccezione, come la title-track), a vantaggio della vocazione musicale dell'ex Soundgarden Chris “Plant/Coverdale” Cornell. Tutto ruota intorno a ritmiche robuste (che sono hard e mai metal), condite da suoni grunge (ricordiamo che al mixer c'è Brendan O'Brien) e più spesso vintage, di memoria zeppeliniana. Forse per questo, in mezzo a tanto “classicismo”, gli psicotici assoli quasi scratchati del vulcanico Tom Morello a volte sembrano appiccicati con lo scotch. Domanda: ma sentite anche voi I Fought The Law nella strofa di Doesn't Remind Me ?
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