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> recensioni musica italiana GENNAIO 2007 < |
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FIORELLA MANNOIA
Onda Tropicale
SonyBmg
Il “Viaggio in Brasile”è un classico della canzone d’autore. Esattamente come il “grand tour” in Italia dei letterati europei tra ‘700 e ‘800, i musicisti italiani a un certo punto fanno tappa in Brasile con stile e motivazioni diverse: da Ornella Vanoni ai Negrita, da Mario Venuti a Loredana Bertè. E ora Fiorella Mannoia che è volata a Rio de Janerio per registrare questo nuovo CD. Scritto così peò appare tutto limitativo: questa non è un’esecuzione turistica ma un tuffo in una cultura che la cantante ha già sfiorato in passato e che qui trova forma compiuta in 11 canzoni fra cui ben nove duetti con rappresentanti della musica brasiliana. Così Fiorella mescola la voce, tra gli altri, con Caetano veloso e Chico Cesar, Gilberto Gil e Djvan, Carlinhos Brown e Adriana Calcanhotto.
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SERGIO CAMMARIERE
Il pane, il viso e la visione
Capitol
Ancora più raffinato, ancora più sognatore e viaggiatore. Sergio Cammariere ama proprio quello che fa e come lo fa. E tre anni di lavoro gli anno permesso di rendere ancora più grande la sua visionarietà, ancora musicale la sua scioltezza, ancora più divertente la sua ironia. Un esempio? Far partire l’ascolto di questo CD dal secondo brano Malgrado poi con il piacevolissimo arrangiamento “tropicale” e scoprire un aspetto meno evidente del cantautore. E poi aggiungerci subito anche Canzone di Priamo, con i suoi echi brasiliani. Ma senza cadere nella trappola: Cammariere non ha spostato la rotta della sua navigazione, ha solo preso il giro largo che questa volta, oltre all’amatissimo jazz ha inserito anche altri meccanismi descrittivi che rendono più vivo e articolato il suo racconto.
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MINA
Bau
SonyBmg
Da parecchi anni Mina ci aveva abituati, nell’appuntamento prenatalizio con i suoi album, alle proposte di nuovi autori emergenti o addirittura esordienti o in alternativa, alla rilettura in chiave personalissima di repertori griffati, come nel precedente L’allieva, dedicato agli evergreens di Sinatra. Niente di tutto ciò, questa volta: sarà per carenza di nuove proposte interessanti - o, magari, per l’impegno parallelo di un album “latino” di cui sono in corso i lavori - ma la Venerabile Tigre per il Natale 2006 gioca sul sicuro: ripescando un vecchio leone da soma come Andrea Mingardi, grandissimo esponente del rhythm & blues all’italiana, da cui attinge ben sette - parte inediti, parte sepolti nella memoria - dei 13 brani che compongono la raccolta, prendendosi una vacanza di disimpegno col tuffarsi nelle atmosfere dei primordi del rock & roll di cui Mingardi come autore e interprete è maestro.
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> recensioni musica jazz GENNAIO 2007 < |
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ENRICO RAVA
The Words And The Days
ECM
Questo nuovo album Ecm del quintetto di Rava si differenzia dal precedente, “Easy Leaving”, apportando una maggior varietà di caratteri e situazioni espressive oltre che un cambio non certo ininfluente di organico. Non c’è più Bollani, la cui eredità è viene raccolta da Pozza, che rappresenta un punto di equilibrio in grado di consentire una maggior libertà agli altri musicisti, in particolare a Gatto e Bonaccorso. Forse questo è proprio il senso che il leader voleva dare alla nuova opera e infatti si tratta di un album più suonato da tutti, non nel senso di un banale ampliamento delle parti solistiche bensì perché il collettivo conversa con libertà, e anche spregiudicatezza, all’interno delle trami formali e del climax espressivo dei singoli brani. Petrella si muove senza vincoli e con quella fantasia che lo caratterizza, affiancato nel ruolo di guastatore da Gatto, mentre pianoforte e contrabbasso offrono sicuri approdi pur non inunciando a mettere in gioco elementi perturbativi. Il repertorio è costituito da brani del leader più un contributo ciascuno del bassista e del batterista, un malinconico pezzo di Russ Freeman (The Wind) e Art déco di Don Cherry. Un disegno creativo che solo un artista con mezzo secolo di musica alle spalle poteva realizzare con tanta efficacia e senso di responsabilità verso la propria arte.
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DINO SALUZZI
Juan Condori
ECM
Dopo quattordici anni Saluzzi torna a incidere con il gruppo familiare confermando molti componenti di ”Mojotoro”. Unico esterno alla parentela è U.T. Gandhi, che prende il posto di Josè Maria, il figlio del leader passato da tempo alla chitarra. Gli echi folklorici e l’intensità evocativa del passato appaiono ora più sfumati, a favore di brani melodicamente attrattivi che spesso tolgono spazio al dolente intimismo di Saluzzi. Questi è un cantore solitario che dà il meglio quando s’abbandona in piena libertà al flusso della memoria e in questo disco i momenti migliori vengono dai temi meno strutturati, paradossalmente i più lontani da riferimanti jazzistici. I momenti più intensi vengono da Inside, dal libero Improvisacion e dal cantabile Juan Condori.
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MARIO BIONDI
Handful Of Soul
SCHEMA
Sostenuto da un eccellente gruppo di jazzisti si presenta un cantante italiano, al primo disco dopo una trafila da corista con divi del pop. Catanese, d’una famiglia vicina alla musica più tradizionale, Biondi ha aderito anch’egli a un filone in fondo popolare: quello delle musiche nere. Lo percorre con una voce robusta, profonda, altamente espressiva nelle articolazioni, mai inquinata. Il repertorio comprende brani noti del jazz, del soul, del rock accanto ad altri originali. Tra questi ultimi è This Is What You Are, scritto per un singolo diventato una sorta di bandiera del cantante e all’apice anche del Cd. Lo arricchisce il trombone di Petrella, che s’affianca all’eccellente, continuo apporto dell’High Five: gli assoli di Bosso, Scannapieco, Mannutza e il poderoso sostegno ritmico conferiscono a “Handful Of Soul” un tratto costantemente jazzisitico che l’appassionato non dovrebbe trascurare.
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> recensioni musica estera GENNAIO 2007 < |
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JOHN LEGEND
Once Again
Sony Urban Music
Si chiamava Stephens, ma per ragioni artistiche ha scelto di diventare Legend, e meno male che il suo primo album si è portato a casa ben tre Grammy Awards. Per un aspirante mito le aspettative sono grandi anche agli inizi! A distanza di due anni da Get Lifted, ora il nuovo capitolo della sua storia si intitola Once Again. Non è dato sapere quanti premi vincerà, ma i pezzi ci sono tutti e così la classe. Del resto la musica di John si nutre di tradizione: che si tratti di un sample recuperato da una hit Anni ’60 dei Classics IV (l’organo che contraddistingue il singolo Save Room) o delle varie sfaccettature di retaggio Motown che emergono fin dal primo ascolto (specie nella gioiosa Each Day Gets Better che campiona i Four Tops). Il brano più vicino a replicare l’atmosfera di Ordinary People si chiama Again, ma in questo disco è forse la contagiosa p.d.a., con quel groove funky e leggero alla George Michael, ad avere più chances di diventare un successo. Inaspettata la ballata in chiave neo-psichedelica Show Me, come anche la sfiziosa Maxime.
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LURA
M’ben di Fora
Edel
Versione giovane di Cesaria Evora, in ogni disco Lura dimostra di avere la classe e lo stile della grande artista; e questo fin dagli esordi. E così ogni sua incisione è una piccola perla da non perdere assolutamente. A questa regola non sfugge neppure M’ben di Fora miscela di ritmi e influenze, come deve essere tutta la buona musica. Il filo conduttore è, come sempre, il viaggio, l’appartenenza ad una cultura che vive di commistioni e il desiderio di raccontare la vita attraverso piccole storie comuni. Si potrebbe definirlo del neo realismo in musica se il paragone non fosse stato già fin troppo usato. Eppure quella poesia e quella semplicità è la stessa che affiora in ogni brano di questo disco, dalla cola sanjon di Romaria, al batuque di Galanton, senza dimenticare la coladera di No Bem Fala. Insomma Lura riesce, usando un linguaggio nuovo comprensibile ai giovani e ritmi tradizionali, a mischiare l’antico con la modernità, e il miglior esempio è rappresentato dalla gaita di Festa di Nha Compari, canzone per una giornata di festa.
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JJ CALE & ERIC CLAPTON
The Road To Escondido
Reprise
In un certo modo ognuno dei due deve qualcosa all’altro, sebbene sia proprio John Cale ad aver maggiormente influenzato Clapton (e, più chiaramente, Mark Knopfler). Con l’aiuto di musicisti legati allo stesso Cale e sessionmen di rilievo (Billy Preston, John Mayer, Drek Trucks, Taj Mahal, Pino Palladino, Steve Jordan), i due hanno prodotto un album ben rappresentativo del sound sfumatamente multiformre dell’artista dell’Oklahoma, che firma quasi tutti i brani: country, blues, swamp-rock, con qualche venatura jazz. Uno dei migliori è Anyway The Wind Blows, ripresa di una sua vecchia incisione: fresco, leggero e coinvolgente come pochi. Ma funzionano bene anche Danger (vocalità in duo praticamente perfetta), il pacato r&r When This War Is Over, lo show Sporting Life Blues, il velocissimo country Dead End Song, la ballad Three Little Girls (scritta da Clapton), Don’t Cry (altro vecchio brano), la lenta e marcata Who Am I Telling You e il fluido country-r&r Ride The River.
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