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> recensioni musica italiana FEBBRAIO 2006<
 
   
 
 


VINICIO CAPOSSELA
Ovunque Proteggi
Atlantic

Sono trascorsi ben cinque anni da quelle canzoni “a manovella” che hanno rappresentato la consacrazione definitiva di Capossela, artista sincero, personale e geniale, poco incline al compromesso e sicuramente dotato di un proprio profilo caratteriale e poetico originale. Difficile andare oltre dopo un tale album così compiuto e rotondo: e infatti Vinicio non ci prova nemmeno ad azzardare altre strade, preferisce - e fa benissimo - approfondire quel senso di poesia rumorista, un po’ post-futurista e molto Tom Waits, vero scenario umorale nel quale è a volte difficile seguire il filo della melodia, come nella maestosa e inquietante Brucia Troia che brucia davvero ogni leziosità cinematografica di Hollywood. Poi però, immediato contraltare nel tono, arriva Dalla parte di Spessotto, marcietta per bambini cresciuti (o per adulti bambini) ispirata a ricordi d’infanzia, a frammenti di memoria, a briciole di melodie di bande paesane. Prende così forma un album molto felliniano, non per il suo configurarsi finale ma per il metodo di assemblaggio dei materiali creativi recuperati dal cuore e poi trasformati in un suono fisico, “concreto”. Ma forse è proprio questo il punto: in realtà questo non è solo un CD, non va considerato come un insieme di 14 canzoni, ma come un percorso spettacolare in attesa di realizzazione, come un canovaccio (o forse già una sceneggiatura) per uno spettacolo tridimensionale: e non necessariamente uno spettacolo “live”, cioè sul palco a cura dello stesso Capossela. Un album ricco, articolato, stralunato, a tratti difficile. Ma chi ha detto mai che la bellezza deve essere facile?



 
 
   
 
   
 
   
 
 
   
   
   
   
   
   


IVANO FOSSATI
L’Arcangelo
Sony BMG

Ancora una volta Ivano Fossati si dimostra all’altezza delle aspettative del suo fedele pubblico. Il suo nuovo album di inediti, L’Arcangelo, si compone di 11 canzoni che, pur trattando ognuna una propria tematica apparentemente svincolata dal contesto generale dell’album, tuttavia sottintendono tutte, come un’ombra occulta, il tema del brano che dà il titolo al CD, come ci ha raccontato lo stesso Fossati: “Credo che ogni album debba avere un suo fulcro e mi pare che in questo il tema trattato ne L’Arcangelo sia l’elemento centrale. Tutto il resto vi ruota attorno, come del resto accade nella realtà che ci circonda”. E così, mentre il problema della immigrazione e dei giorni nostri è più evidente quando si parla di temi sociali (Ho sognato una strada, il singolo Cara democrazia, Il battito, ecc.), in realtà fa da sottofondo anche alle canzoni più intime come la splendida L’amore fa (commovente il verso finale “l’amore fa comprendere il perdono”), Aspettare stanca…Grande cura è posta agli arrangiamenti musicali che risultano estremamente eleganti, pur senza mai soverchiare la voce impegnata nella scansione dei testi. Affascinano infatti per i delicati ricami che riescono a intrecciare, come quello della armonica su Baci e Saluti o il sassofono su Aspettare stanca, o per la vena di ironia tutta musicale che appare in alcuni brani (La cinese, o ancora il cha cha cha lento di Reunion). Da non perdere.




 
 
 
 
 
   
 
   
   
   
   
   
   
   
   
 


NICCOLO’ FABI
Novo Mesto
Virgin

Fabi celebra dieci anni di attività discografica, anche se nella musica è immerso da sempre.E sono stati dieci anni di canzoni robustamente soffici, poesie contemporanee di quella nuova scuola romana della quale incarna forse l’ala più romanticamente tradizionale. Le canzoni di Novo Mesto, registrato nella località slovena che dà il titolo all’album, rappresentano una naturale continuità con il repertorio precedente, pur con la naturale dose di esperienza in più. Ma c’è una frase che illumina il senso del CD: “Si parte per conoscere il mondo/ si torna per conoscere se stessi” (Oriente), e in qualche modo è come se Fabi fosse così tornato sul luogo della propria ispirazione più vera per rileggerla con una maggiore fluidità, anche rinunciando a quella sottile dose di ironia che in passato aveva alleggerito la tensione. Così il cantautore non ha paura di affrontare temi impegnativi quasi in forma di trattatelo filosofico (Evaporare, Meraviglia, Rapporti, Dentro). Le canzoni sono eleganti e arrivano con discrezione, lievità e molta intelligenza. Gran finale con una canzone dei Police, So Lonely, che nulla c’entra con la trama generale dell’album ma non proprio tutto deve avere una spiegazione.

 

 


> recensioni musica jazz FEBBRAIO 2006<
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
 


PIERLUIGI BALDUCCI ENSEMBLE
Rouge!
SPLASC(H)

Ensemble di tutto rispetto composto da Leo Gadaleta (violino), Antonio Tosques (chitarra), Pierluigi Balducci (basso), Luciano Biondini (fisarmonica), Giuseppe Berlen (batteria), Ernst Reijseger (cello), Vincenzo Lanzo (batteria). In questa sua terza prova da leader il trentaquattrenne Balducci si conferma un appassionato regista di incontri tra improvvisazione e musiche popolari dal mondo: suoni che, nel caso di questo CD, vanno dalla taranta al tango argentino fino al gusto balcanico e agli evidenti profumi zingareschi e manouche di Bushladen, in cui i due cognomi più (apparentemente) incompatibili del mondo sembrano ritrovarsi in terra francese tra swing e orientalismi. Si finisce per sbarcare sulle coste di quello che genericamente si usa definire etnojazz anche se Balducci, in realtà, si tiene lontano dai luoghi comuni più abusati, con una cura notevole dei particolari e grazie a una forte personalità nonché a un gruppo di musicisti che stabiliscono tra loro un dialogo notevole.

 




 
 
   
 
   
 
   
 
 



NUEVO TANGO ENSAMBLE
A Night In Vienna
Philology


La magia di un live è ineguagliabile. Non capita sempre che tutto sia ottimale: il posto, i musicisti, il pubblico, l'amplificazione degli strumenti, l'impianto di registrazione...Il Porgy & Bess jazz club di Vienna è un posto fascinoso, il suo è un pubblico attento, educato ma caloroso, vi è un'amplificazione eccellente e la registrazione risulta più che adeguata. I tre musicisti? Affiatati, che più non si può! E' da qualche anno che i Nuevo Tango Ensamble (Gianni Iorio al bandoneon, Pasquale Stafano al pianoforte e Alessandro Terlizzi al contrabbasso) suonano e risuonano insieme sviscerando il prezioso e vasto repertorio di Astor Piazzolla , evolvendo insieme ad esso portando ogni esecuzione sempre un po' oltre la precedente. In questo live si ascolta una compattezza del gruppo rara ma, soprattutto, un coinvolgimento emotivo in questa musica fino a sentirla propria. Ogni nota è eseguita con la passione e l'attenzione che Piazzolla ha sempre preteso non perdendo però il giusto livello di personalità che rende poi il risultato finale ancora più pregevole.
Il gruppo ripercorre alcune delle opere più famose del grande compositore argentino eseguite tutte ad altissimo livello raggiungendo, comunque, veri e propri apici esecutivi in Oblivion, Adios Nonino e Fugata.



   
   
   
   
   
   
   
   
   
   
   




ANDRE CECCARELLI
Avenue des disables blues
DREYFUS JAZZ

La musica è quella dei trii organ based che impazzavano nello studio di Van Gelder negli anni Sessanta, sennonché piuttosto drums based: l’estroversione dei leader con bacchette non può del resto sempre sublimarsi in dischi privi di assoli di batteria e con i tamburi che suonano di sottecchi…Ma Dedé fa sul serio: basta allungare l’orecchio su Nardis con il suo swing fuoriserie, DeFrancesco che rimane sobrio nell’accompagnamento e nell’assolo per non pestare i piedi al vorticoso leader e Lagrène, che è sempre il solista principale. Un Hammond che pare un Fender Rhodes, un po’ di spazzolato, e a Birèli non resta che decorare Sophisticated Lady con single notes e arpeggi dal tocco fermissimo per quanto diano l’impressione di volare. Oltre a un paio di originali, il programma spinge molto sulla forma canzone, proponendone esempi di varia provenienza. Nel modo in cui Ceccarelli disegna lo swing, pulsa tutta la modernità di questo approccio a una grande tradizione musicale.

 





> recensioni musica estera FEBBRAIO 2006<
   
   
 
   
   
   
   
 
 
   
   
 
 



VICTORIA ABRIL
Putcheros do Brasil
Topami Music/BMG Spain

“La Bossa Nova è come un laccio, e la voce è il filo. Delicata e profonda, parla di ciò che più mi interessa: le faccende del cuore”. Victoria Abril, attrice e musa nei film di Pedro Almodovar, si misura coi classici bossanovisti composti da Antonio Carlos Jobim, Caetano Veloso, Jorge Ben, Chico Buarque e altri illustri cantautori brasiliani. Lo fa (dopo aver lottato contro gli inevitabili pregiudizi nei confronti di una attrice canterina) indietreggiando agli Anni ’70, alle romantiche passeggiate a Retiro Park e all’adolescenza. Sensuale e jazzata, la sorprendente Victoria innerva di passione Samba de Verao per poi abbandonarsi alle romanticherie di Doralice, all’inconfondibile “refrain” di Agua de beber, al brio contagioso di Mas que nada e di Bubbles (Baubles, Bangles And Beads), all’effervescenza etno di Aguas de Marco, alla tenerezza di una Tu verras intonata in un francese che non fa una grinza. Contribuiscono all’ottimo risultato finale, le partecipazioni vocali della brasiliana Rosa Passos e di Buika, talento della Nuova Guinea.



 
 
   
 
   
   
   
 
   
   
   
 
 



TOTO
Falling In Between
Self Frontiers Rec


Fin dal lontano esordio datato 1978, i Toto si sono distinti per le loro indiscusse capacità tecniche e per la loro vocazione a un soft rock elegante e radiofonico. Una sorta di band di laboratorio, che per la prima volta tentava l’esperimento di riunire nello stesso studio con un cantante cinque tra i più abili e pagati sesion-men dell’epoca. Il tutto con l’evidente pericolo di suonare patinati. In effetti la perfezione formale di Lukather & Co, in assenza di brani particolarmente indovinati (come Georgy Porgy o 99), rischia sempre di prendere il sopravvento a scapito dell’anima. In questo ritorno-evento (a distanza di 7 anni dall’ultimo album di studio e con l’etichetta napoletana Frontiers Records) i Toto profondono tutto il loro mestiere, ma anche tanta energia, in dieci pezzi freschi e rockeggianti, che virano ora verso un approccio quasi fusion. La formazione è Kimball, Lukather, Paich, Mike Porcaro, Phillinganes e Phillips. Tra gli ospiti segnaliamo Ian Anderson, i fiati dei Chicago e il redivivo Steve Porcaro.

 

 

 

 
 
 
 
   
   
   
 
 
   
   
   
   
   
   
 




ARCTIC MONKEYS
Whatever People Say I Am, That’s What I’m Not
Domino/Self

Sono già destinati al ruolo di massima rivelazione inglese del 2006: è bastato del resto il successo di un singolo, I Bet You Look Good On The Dancefloor, per proiettare questa band, esplosa su Internet grazie al passaparola dei fans, nell’Olimpo degli emergenti di lusso dell’annata. A far l’affare è stata ancora una volta la Domino, che ha fiutato la chance di un secondo boom alla Franz Ferdinand. Parallelismo non casuale, in quanto fin dal primo ascolto è evidente che gli Arctic Monkeys sono figli dei virus sonoro disco-punk che, dai Franz in giù, sta contagiando buona parte dell’indie-rock degli ultimi anni. Rispetto agli illustri e raffinati compagni di scuderia (quasi plagiati in Dancin’ Shoes), i Monkeys hanno un taglio decisamente più aggressivo, che riporta alla mente il recente esordio dei Bloc Party. Ecco l’unico problema con gli Arctic Monkeys: sono semplicemente arrivati dopo. E’ l’effetto “deja vu” è l’unico neo di un disco energico, tagliente, travolgente, attraversato da ritmi irresistibili (Fake Tales Of San Francisco) e scosso da verve vitriolica, che merita il successo che sicuramente otterrà.