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> recensioni musica italiana Febbraio 2005 <
1.mi sono innamorata di te
  2.confidati a me
3.besame mucho
  4.dissolta in te
5.luna malinconica
6.perfidia
7.legati ad un granello di sabbia
  8.echi d'infinito
  9.begin the beguine
10.caravan
11.per un'ora d'amore
  12.arrivederci
  13.tandem


ANTONELLA RUGGIERO
Big Band!
Libera/Universal

Mancava nella sua discografia un album di questo valore e di questo spessore. Un album nel quale la Ruggiero mette voce e arte a disposizione di un grande repertorio di classici di varia epoca, natura e qualità. Il tutto arrangiato – ma anche sostenuto e sospinto – dalla grande orchestra diretta dal M° Davide Di Gregorio, particolarmente in spolvero quando la rotta punta verso il jazz e il “ballabile”, come per Confidati a me, versione italiana di Acercate mas (anno 1940), o per Begin The Beguine (1935) o Perfida (1939) o Caravan (1937) di Duke Ellington – e qui si registra uno straordinario vocalizzo di Antonella che sostituisce il celebre effetto sordina della tromba ellingtoniana. E' in questi passaggi che il CD offre il meglio di sè mentre nei passaggi più vicini e italiani ( Mi sono innamorato di te , Legato a un granello di sabbia ) le versioni sono più nella norma. Più sperimentale e insinuante invece la bellissima Arrivederci (1959), omaggio sapientemente chill-out a quella scuola di Genova della quale la Ruggiero è comunque espressione.


1 Aspettando
2 Angelica
  3 Sensazioni
4 Raggio di sole
  5 Immagina
6 Lisergica
  7 Musa
8 Ogni giorno ad ogni ora
9 In un mondo diverso
  10 Sanguinaria
  11 Ovunque andrò
  12 I desideri delle anime dannate
  13 L'angolo buio
  14 E non aver paura di vivere


LE VIBRAZIONI
Le Vibrazioni II
Ricordi

Le Vibrazioni continuano a vibrare. Dopo due anni di successo, straordinario successo, seguito alla pubblicazione dell'album d'esordio, il quartetto milanese non teme la sindrome da “opera seconda” e non si fa mancare nulla per il nuovo CD: perfino il passaggio per il Festival di Sanremo, affrontato con giovanile freschezza grazie alla canzone Ovunque Andrò , basata su una bella melodia nel ritornello e un sapiente lavoro new-prog alla chitarra. Sì perché anche nelle nuove 15 canzoni (14 ufficiali + 1 ghost track) Le Vibrazioni confermano il loro amore per la grande cultura rock, quella che resiste al tempo e alle mode, quella che unisce diversi punti di partenza (anche generazionali). E così se in un brano come Immagina sembra di ascoltare una fusione tra PFM e Jimi Hendrix o se ne I Desideri sembra di volare sul rockcaccione dei Deep Purple, non ci si deve preoccupare di un'interferenza nell'impianto audio: è proprio un omaggio, sentito e rielaborato, a una grande stagione creativa. Ma il tutto senza fare polemiche sulla clonazione: i ragazzi sono originali, freschi, romantici e furibondi come spetta loro per età e voglia di emergere – veri esempi di una nuova canzone d'autore pensata ma non penosa.

 



01 Gli occhi di Mara Cagol
02 Slendore terrore
03 Bue
04 Nel potere del legno
05 In porpora
  06 La ragazza dai denti strani
07 Limite e perfezione
  08 Tutta la bellezza del senso..
  09 Fiori di carne
  10 Tatàna
11 Suprema


MOLTHENI
Splendore terrore
Venus

Qualità e sperimentazione soffice si alternano tra i solchi di questo nuovo album di Moltheni che si è preso una pausa di riflessione dal percorso iniziato nel '99. Registrato a Bologna utilizzando soprattutto strumenti vintage, Splendore e terrore è un viaggio di autocoscienza tra le pieghe di una creatività che cerca nuove dimensioni. Non un album facile ma nemmeno un album complicato: complesso, è meglio definirlo. Queste sono canzoni che si collocano sul limitare della notte, ricche di movimenti interni, prosciugate nella solitudine dei sentimenti ma non dell'ispirazione. E, soprattutto, sono canzoni suonate come colonne sonore di un film del deserto. Le note di produzione parlano di vicinanza con i Tindersticks e i Black Heart Procession : paragoni che ci stanno tutti e gratificano ancora di più un artista vero e sincero che alterna canzoni cantate con frammenti sonori, specialmente acustici, di forza cristallina.

 


> recensioni musica jazz Febbraio 2005 <
01 Ruby my dear
02 L'insidieuse
03 Historia de un amor
04 Bohemia after dark
  05 Gnossienne N° 1
  06 Teulada
  07 Naïa
  08 Spleen
  09 Waltz for Nicky


RICHARD GALLIANO
Ruby, My Dear
Dreyfus Jazz

Dedicato alla memoria della scrittrice Francois Sagan, l'album del New York Trio del fisarmonicista francese è stato registrato nella sala dei 400 di Orvieto. Nel suo complesso è una delle opere più coinvolgenti di Galliano, che ha trovato nel batterista Clarence Penn e nel contrabbassista Larry Grenadier due patner sensibili, capaci di entrare nel peculiare, e trasversale, mondo sonoro di un musicista che non ha mai dimenticato il bal musette, il valse swing e il tango ed ha sempre evidenziato una forte componente lirico-drammatica.
Con due musicisti che sostengono autorevolmente il dialogo con la fisarmonica, Galliano percorre un ampio territorio musicale, per oltre metà del CD costituito da proprie composizioni che formano un mosaico di umori e colori diversi. Ma il fisarmonicista francese affronta anche il romanticismo di Monk di Ruby, My Dear , un classico latino di Carlos Almaran Eleta, il bop del capolavoro di Oscar Pettiford Bohemia After Dark , il mondo onirico di di Erik Satie, del quale arrangia la prima delle Gnossiennes . Gli equilibri del trio si modellano ogni volta in una foggia differente, trovano impasti sonori adeguati, lasciano spazio alla conversazione musicale o si saldano intorno al suono della fisarmonica, magistrale nelle variazioni tematiche e nel proporre un costante dialogo ritmico con i suoi compagni d'avventura. Un album pregevole nell'unità di intenti e nella tensione collettiva che lo anima.




01. Fernando
02. Song For Elis
  03. Link
04. Inner Smile
  05. Follow
06. It Never Entered My End
  07. Il cammino
08. Gush
09. Estate


ALDO ROMANO
The Jazzpar Prize
ENJA



QA due sole edizioni di distanza da Enrico Rava, un altro italiano, il batterista Aldo Romano, si aggiudicava l'anno scoso il Jazzpar, prestigioso premio danese che in cambio di un cospicuo assegno vuole dare al vincitore carta bianca, commissionandogli uno speciale progetto. Eccolo documentato. Nell'occasione il bellunese di Parigi ha formato un eccellente quintetto che gli facesse corona, Stefano Di Battista al sax alto e sax soprano, Mark Turner al sax tenore, Henik Gunde al piano e tastiere e Jesper Bodilsen al contrabbasso. Non ha certo infranto il galateo jazzistico che s'impone anche a un festeggiato: ha confermato sì, in ogni momento, la sua classe di batterista e anche di compositore (tutti suoi i sei brani in quintetto), ma senza prevaricare sui solisti, anzi sorreggendoli, si direbbe completandoli. Nel dar vita concreta agli arrangiamenti e nel prodursi in frequenti assoli, ben ripagano il leader tutti i patner, e cooperano per far brillare come piccoli gioielli i suoi brani, soprattutto, Song For Elis e Inner Smile . Davvero una festa ben riuscita.



1. Certain Je Ne Sais Quoi
2. Mélodie au Crépuscule
  3. Hungaria
4. Clair de Lune
5. Place du Tertre
  6. Troublant Bolero
  7. Move
8. Nuages
9. Cherokee
10. Danse Norvégienne
  11. This Can't Be Love
  12. Victor
  13. Mimosa
  14. Jadis


BIRELI LAGRENE
Move
DREYFUS JAZZ

Il nuovo capitolo del Gypsy Project di Lagrène conferma la piena maturità dell'artista manouche nel rapportarsi fedelmente all'estetica di Django senza cadere nella musica di repertorio. Da questo punto di vista, l'aver evitato di porsi totalmente all'ombra del grande maestro gli ha permesso d'attualizzare la relazione con quel modello, ora ripreso in piena autonomia e sentito trasporto: un toccante feeling e un rilassato incedere s'aggiungono così alla strepitosa tecnica strumentale. Solo dopo l'uccisione simbolica del padre – Freud insegna – si diventa adulti.. La prima cosa che balza all'occhio nell'organico del disco e l'assenza del violino, sostituito dai sassofoni di Frank Wolf. Il repertorio riprende solo cinque temi di Reinhardt, alternati a brani originali e a classici del jazz moderno come Move e Cherokee . Lagrène ripropone Reinhardt evitando d'appiattirsi sul modello: di quell'estetica sa privilegiare gli aspetti di modernità, regalandoci un percorso avvincente e una sintesi che va oltre il tempo e le mode.


> recensioni musica estera Febbraio 2005 <
  1.marching the hate machines
  2.warning shots
3.revolution solution
  4.the cosmic game
  5.satyam shivam sundaram
  6.amerimacka
  7.ambicion eterna
8.pela janela
9.sol tapado
  10.the heart's lonely hunter
  11.holographic universe
  12.doors of perception
  13.wires & watchtowers
  14.the supreme illusion
  15.the time we lost our way
  16.a gentle dissolve



THIEVERY CORPORATION
The Cosmic Game
ESL Music/Audioglobe

Alchimisti del remix, gli americani Rob Garza e Eric Hilton hanno trasformato il chill-out in una cosa seria. Sotto il marchio Thievery Corporation hanno mischiato lunge, jazz, rock, future-bossa e dub per forgiare l'ideale suono da sottofondo. La loro bulimica curiosità, che li ha progressivamente spinti a “scannerizzare” le musiche del mondo per dar vita al chill-out globale, approda alla multietnicità di The Cosmic Game . Per festeggiare il lieto evento, grandi ospiti hanno deciso di aderire al credo universale di Garza e Hilton: David Byrne, ad esempio, sovrappone funky e afro stile Fela Kuti ( The Heart's Lonely Hunter ); i Flaming Lips rendono “pinkfloydiana” Maecing The Hate Machines ( Into The Sun ) e l'ex Jane's Addiction Perry Farrell scandisce reggae e dub con Revolution Solution . Si passa quindi dall'atmosfera bollywoodiana di Gunjan (Shiva), alla bossanova di Vernie Varala ( Ambicion Eterna ) e al ragamuffin' di Notch ( Amerimacka ). I pezzi strumentali, solo per Thievery Corporation, producono infine ambient ( The cosmic Game ), funk ( Holographic Universe ) e lunge ( Agente Dissolve ).


1. Club Foot
2. Processed Beats
  3. Reason Is Treason
4. I.D.
  5. L.S.F. (Lost Souls Forever)
  6. Running Battle
  7. Test Transmission
8. Cutt Off
9. Butcher Blues
  10. U Boat



KASABIAN
Kasabian
RCA

C'erano una volta Madchester, la nuova summer of love ed il rave-rock: stagione breve, fiorita e decaduta nel breve volgere di un paio d'anni a cavallo tra '80 e '90, che alla fine ha lasciato un'eredità più sostanziosa di quanto si pensasse. Gli Stone Roses sono entrati nella leggenda, i Charlatans sono all'apice creativo della loro vicenda, gli Inspiral Carpets sono tornati a riempire i club come ai tempi d'oro e una nuova generazione di gruppi recupera le intuizioni di Primal Scream ed Happy Mondays adattandole alla contemporaneità. Fra questi, gli straordinari Campag Velocet, i Music, ed anche questi Kasabian da Leicester, divenuti habituè delle classifiche britanniche degli ultimi mesi. Un buon debutto per loro, rifinito quanto basta per non urtare la suscettibilità popolare, ma convincente nella sua revisione dei meccanismi di integrazione fra rock e sonorità da club. Integrazione che, se genuina, riesce sempre a suonare come una ipotesi eccitante e convincente: e qui accade, particolarmente in Cutt Off , Reason Is Treason , nell'hit Club Foot .

 

1. I Let You Gosten
2. It Ain't Easy
3. Drive
4. Are You Lonely Too?
  5. Why
  6. Love Doesn't Live Here No More
  7. It's Over Now
8. Smile Listen
9. He Don't Love You
  10. If It's Love
  11. My Song
  12. A Woman's Touch



RICKY FANTE
'Rewind
Virgin


Ogni tanto l'arrivo di un giovane sconosciuto riserva belle sorprese. Questo cantante colpisce anche perché – come in tempi recenti Joss Stone – sceglie sonorità soul che sembravano ormai messe da parte dalla standardizzazione di certa musica nera odierna. E lo fa, pure autore di quasi tutti i brani, forte dell'ispirazione e passione per i vari Steve Wonder, Marvin Gaye e Al Green, mettendo insieme “Memphis Soul” (soprattutto), quello Motown, e un bel dosaggio di funky: il tutto miscelato con brillanti sonorità attuali. Più che dal singolo, It Ain't Easy , lo si intuisce forse dal brano d'apertura, I let You Go , che nella sua linearità ricorda alcuni genuini passaggi di Otis Redding e Sam Coocke. Sono poi R&B quali Smile e My Song e di nuovo ballad quali It's Over Now , o latino-soul quali Are You Lonely Too? e A Woman's Touch , in chiave spiritual, a dare la definitiva prova di un talento vocale di fatto sulla scia dei migliori del genere