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> recensioni musica italiana DICEMBRE 2005 <
cuanta pasión
  la donna d'inverno
sparring partner
  come-di
elegia
sotto le stelle del jazz
alle prese con una verde milonga
  sandwich man
  schiava del politeama
  genova per noi
  via con me
  molto lontano
  bartali
  bamboolah
  lo zio
  madeleine
  chissà
  lupi spelacchiati
  gioco d'azzardo
  max
  diavolo rosso
  eden
  la vecchia giacca nuova
  via con me (bis)
 


PAOLO CONTE
Arena di Verona
Atlantic

Metti una sera con il fascinoso Paolo Conte. Metti la sera del 26 luglio scorso all'Arena di Verona durante l'unico concerto estivo italiano del suo tour europeo. Il risultato è di due ore di musica raccolta sia su CD che su DVD e organizzata in 22 canzoni che raccontano trent'anni di attività discografica, da Genova per noi del '75 fino all'inedito (presente solo su CD) Cuanta pasiòn , una fantasia gitana realizzata con la cantante Carmen Amor e il chitarrista Mario Reyes dei Gypsy Kings. All'interno di questo percorso c'è tutto il Conte che il pubblico (non solo italiano) ha imparato ad amare: La donna d'inverno , Sparring partner , Elegia , Bartali , La vecchia giacca nuova , Via con me . Questo Arena di Verona è il quinto album “in concerto” pubblicato dal cantautore, a conferma che questo “format” si adatta perfettamente alla sua personalità, come ben sa chi ha assistito ad almeno un suo spettacolo. Per questo motivo, naturalmente, la versione in DVD presenta un fascino speciale con 12 mila persone di pubblico attento, il gruppo di musicisti in smoking, il gioco delle inquadrature (decine le telecamere guidate dalla regia di Stefano Barnaba), i contenuti extra (backstage e intervista).

these foolish things
the nearness of you
  once i loved
one for my baby
  angeleyes
blue moon
  strangers in the night
all the way
good-bye
  dindi
  my way
  only the lonely
  april in paris
  laura
   


MINA
L'allieva
Sony BMG

Omaggio a Frank Sinatra da parte di una “allieva” d'eccezione: 14 evergreens del migliore repertorio della “Voce” (il periodo è concentrato sugli anni '50, epoca dei classici realizzati da Sinatra su 33 giri per l'etichetta Capitol), la maggior parte dei quali realizzati in studio, in “presa diretta”, da Mina con quartetto di solisti di fiducia composto da Alfredo Golino alla batteria, Massimo Morioni al contrabbasso, Danilo Rea al piano e Andrea Braido alle chitarre. Con l'eccezione di tre brani ( April in Paris , Only The Lonely e Laura ), incisi con l'accompagnamento di una grande orchestra su direzione e arrangiamenti del non meno fidato Gianni Ferrio. L'interprete sguazza felicemente - come un pesce in un torrente - nel repertorio del maestro, ancora una volta offrendo all'ascolto risultati impeccabili: peccato soltanto che l'album di quest'anno sia una occasione perduta per le torme di autori in cerca di affermazione, sempre più numerosi, cui ormai solo gli album di Mina consentono una chance immediata. La prima edizione a tiratura limitata dell'album comprende anche una traccia video di uno dei brani inclusi, Blue Moon , in una splendida versione.



come away death
.tra sesso e castità
strani giorni
i'm that
auto da fe'
  le aquile non volano a stormi
shock in my town
  odore di polvere da sparo
  sarcofagia
  la cura
  la porta dello spavento supremo
  il mantello e la spiga
  è stato molto bello
  voglio vederti danzare
  impressioni di settembre
  cuccuruccuccu


FRANCO BATTIATO
Un soffio al cuore di natura elettrica
Columbia


Ci sono concerti speciali, molto speciali, anche all'interno di una stessa tournée. Proprio come quello che Battiato ha tenuto a Firenze il 17 Febbraio scorso al Nelson Mandela Forum, inserito nella serie degli spettacoli seguiti alla pubblicazione di Dieci stratagemmi . La sua collocazione al Forum lo riveste di un'atmosfera differente, tanto da essere stato scelto per la pubblicazione nel doppio formato DVD e CD, entrambi i supporti con la stessa scaletta. E proprio l'inizio del concerto propone la novità più interessante, l'inedita Come Away Death , ovvero la rielaborazione di una canzone di William Shakespeare (tratta da “La dodicesima notte”), musicata da Roger Quilter, musicista molto famoso tra l'880 e il ‘900 proprio per aver operato su testi di grandi autori come Coleridge, Stevenson, Shelley. Il resto del concerto, decisamente intenso, propone soprattutto brani del passato recente con solo due titoli molto lontani nel tempo ( Cuccuruccucu e Voglio vederti danzare ). Spettacolo denso e colto, ma godibile e fresco, in puro stile Battiato.

 

 


> recensioni musica jazz DICEMBRE 2005 <
  Mi sono innamorato di te
  Da quando
  Mia cara amica
  Quasi sera
  Danza di una ninfa sotto la luna
  Che cos'e'
  Ho capito che ti amo
  Il tempo passo'
  In qualche parte del mondo
  O me
 


MONTELLANICO/PIERANUNZI
Danza di una ninfa
EGEA

Una decina d'anni dopo “L'altro Tenco” (Philology), Ada Montellanico torna sul tema con tutta l'esperienza maturata (fra l'altro, un libro da tempo ultimato aspetta solo che si risolvano certe pastoie editoriali). Quella odierna è infatti una delle letture più accurate, eleganti e originali che di quel repertorio siano mai state date. L'approccio all'universo canzone è quanto mai rispettoso dello specifico, in una lettura su due piani che è uno dei cardini per la riuscita dell'operazione, cui non sono estranei la sapienza di Pieranunzi (già con lei in “Ma l'amore no”, Soul Note 1997) e le notevoli prove di tutti (in primis il polivalente McCandless, il lirico Ferra e l'astroso Rabbia). Ci sono poi quattro testi mai musicati da Tenco che cantante e pianista hanno fatto diventare canzoni. In più, Pieranunzi cura in proprio (testo e musica) Che cos'è? Dei quattro inediti, Da quando e Danza di una ninfa sotto la luna (musicati da Ada Montellanico) appaiono i più vicini allo spirito tenchiano, mentre Mia cara amica e O me (adattati dal pianista) battono sentieri più squisitamente jazzistici.Ovunque la materia è spogliata di ogni orpello, efficace quanto calibrata, ispirata, affascinante. Delle cinque riletture, felici risultano in particolare Quasi sera (per soli pianoforte e voce) e Il tempo passò, ancora con Pierannunzi sugli scudi. E comunque ogni tassello è magistralmente al suo posto.


I'm Old Fashioned
After Fajr
  Milan
Yours Is My Heart Alone
  Swahililand
My Heart Stood Still
  Time On My Hands
Topsy Turvy
  Manhattan Reflections



AHMAD JAMAL
After Fajr
DREYFUS JAZZ



After Fajr è una canzone-preghiera che esprime la religiosità benigna e serena di Jamal, autore anche del testo (fajr è, dei cinque momenti quotidiani di preghiera del musulmano, quello del crepuscolo mattinale). La melodia, prima scalare e serpentina e poi distesa in intervalli ampi, impone alla solista Donna McElroy e al quintetto vocale un sibilato veloce, privo della ieraticità che l'ispirazione devozionale farebbe supporre: ma sia la melodia sia le parole, d'acchito poco incisive, indugiano poi nella memoria per un loro singolare incanto. Il trio, sentito spesso anche in Italia e su tanti dischi, ha un'integrazione e un suono non meno caratteristici di quelli del trio più classico di Jamal con Israel Crosby e Vernell Fournier. Muhamad è un grande esempio della qualità canora dei batteristi di New Orleans che Jamal ha sempre prediletto (oltre a Fournier e a Muhammad, Herlin Riley e Yoron Israel vengono da lì). Cammack, devoto quasi esclusivamente a Jamal da oltre vent'anni, è ormai un'estensione della sua mano sinistra e un bassista di eccezionale sensibilità. Jamal stesso, infine, è in forma magnifica, tanto negli standard, che rivisità con una freschezza incredibile (Time On My Hands non è mai suonato così spiritato, quasi ilare), quanto nei caratteristici originali, più frequenti negli ultimi anni; Topsy Turvy è un'elaborata composizione ciclica multitematica. Il livello dell'invenzione musicale dell'esecuzione pianistica è altissimo. Forse il disco migliore di quest'ultima, gloriosa stagione di Ahmad Jamal.



  ...E penso a te
  Non mi dire chi sei
  E la chiamano estate
  Senza fine
  Metti una sera a cena
  Sincerita'
  Stringimi forte i polsi
  Almeno tu nell'universo
  Terra mia
  Pensandoti
  Marcia di Esculapio




PIETRO TONOLO
Italian Songs
EGEA



Undici canzoni costituiscono la memoria di questo album per il sassofonista veneziano è andato a cercare oltreoceano i giusti patner: un grande armonizzatore, capace anche - alla bisogna – di tirar fuori dalla fisarmonica sonorità e fraseggi così diversi dalla tradizione europea; un solidissimo dispensatore di groove; e un drummer swingante e raffinato. Probabilmente Tonolo nella scelta dei musicisti s'è fatto guidare, oltre che dalle affinità elettive, anche da una precisa strategia di fondo: trattare le canzoni come pagine di real book, senza condizionamenti “emotivi”. E in questo senso, i tre statunitensi assicurano il massimo di indifferenza possibile rispetto al materiale: è insieme il punto di forza e la debolezza del disco, che di canzoni spesso molto fragili offre versioni ben costruite e ben suonate ma anche capaci di avvicinare o di commuovere.

 

 





> recensioni musica estera DICEMBRE 2005 <
  hung up
  get together
sorry
  future lovers
  i love new york
  let it will be
  forbidden love
jump
how high
  isaac
  push
  like it or not
 



MADONNA
Confessions On A Dancefloor
Warner Bros

Tanto atteso, questo album, e già tanto discusso prima ancora di arrivare sul mercato. Madonna qui si “confessa” a un livello superiore, più intimo anche se messo sotto gli occhi e le orecchie di tutti. Cosciente e sicura di essere una vera musicista alle soglie dei suoi 50 anni, stanca (o forse solo annoiata) delle provocazioni fini a se stesse (mille di altre ragazzette sue allieve ormai riescono meglio di lei in questo campo), la Ciccone ha capitalizzato il proprio passato per progettare ancora un futuro: e nel calderone dell'apparente “dance” ha infilato raffinatissime elaborazioni culturali, seduzioni etniche ( Isaac ), richiami underground (i tocchi e ritocchi produttivi qui e là di Marwais Ahmadzai), il nascondino con gli anni '70 ( Forbidden Love con le vocine filtrate), un sogno - più che un ricordo - di ieri ( I Love New York ), e tanti altri elementi di un discorso vasto e frastagliato (perfino qualche parola in italiano in Sorry ) come si conviene a un'artista che da 20 anni domina la scena. E che per ricominciare questa volta ha deciso di prendere lo slancio dal “dance floor” ma non certo per restarci a lungo.


ghosts
make me pure
  advertising space
your gay friend
  random acts of kindness
  a place to crash
  tripping
spread your wings
  please don't die
  sin sin sin
  the trouble with me
  king of bloke and bird
 



ROBBIE WILLIAMS
Intensive Care
Capitol



Anche questo potrebbe essere un elemento di valutazione, ovvero: la capacità che un musicista ha di variare la personalità di ogni suo album pur nel rispetto del proprio stile. In questa particolare classifica Robbie Williams conquista una valutazione altissima perché proprio lui – l'ex Take That sovrappeso sul quale pochi avrebbero scommesso quando uscì dal gruppo - riesce a modulare ogni sua epifania discografia con un sapore speciale, dimostrandosi all'altezza del suo grande punto di riferimento, Elton John, che risulta presente anche in questo album, in Make Me Pure , spettacolare con i suoi toni gospel, o nella iniziale Ghosts che implica anche un piccolo scavo nella memoria, visto che si tratta di una trama che racconta una storia giù affrontata 20 anni fa dagli Human League in Louise . Qual è dunque il tono di questo Intensive Care ? E' il taglio piuttosto malinconico, la predisposizione alla ballata romantica e soffusa che domina la maggioranza delle 12 canzoni. Naturalmente con le dovute eccezioni, fra cui Spread Your Wings (con David Bowie che fa capolino nell'arrangiamento) o come la clamorosamente bella A Place To Crash che, parola dello stesso Williams, paga il suo tributo ai Rolling Stones, con un riff dominante di chitarra degno del migliore Keith Richards. Ma, ritornando al sentiero centrale del CD, stupisce appunto questa capacità di confezionare canzoni pop rotonde e malinconiche, sorprendentemente mature per un giovane di 31 anni.

 

 

tba
p
bertie
mrs. bartolozzi
  how to be invisible
  joanni
  a coral room
a sky of honey
prelude
  prologue
  an architect's dream
  the painter's link
  sunset
  aerial tal
  somewhere in between
  nocturn




KATE BUSH
Aerial
Capitol


Dodici anni di attesa. Annunciato dalle riviste specializzate da 18 mesi, il doppio CD di Kate Bush giunge finalmente a sedare l'ansia dei fans. Il primo disco, della durata simile ai vecchi LP (39 minuti), ha per sottotitolo A Sea Honey ; il secondo gli è simile ( A Sky Of Honey ) e porta le stimmate dei vecchi concept album. Che dire dell'artista e di questa sua opera tanto agognata? Il lavoro, coraggioso nella composizione dei brani e nella scelta dei testi, rarefatto nelle sonorità, e dunque senza la scossa elettrica dell'adolescenza ormai lontana, ha assoluto bisogno di un ascolto attento e ripetuto. I collaboratori di sempre (tra cui Peter Erskine, Stuart Elliot, Del Palmer e Gary Brooker all'Hammond B3) hanno tutti risposto all'appello. Da segnalare il singolo King Of The Mountain , e le due canzoni dedicate al fascino ipnotico del matematico Pgreco ( 1/4 ) e delle prime lavatrici ( Mrs. Bartolozzi ).