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> recensioni musica italiana Dicembre 2004 <
1.elegia
  2.sandwich man
3.la casa cinese
  4.frisco
5.chissa
6.molto lontano
7.non ridere
  8.il regno del tango
  9.bamboolah
10.la nostalgia del mocambo
11.sonno elefante
  12.india
13.la vecchia giacca nuova


PAOLO CONTE
Elegia
Atlantic

Nove anni senza pubblicare una canzone nuova e poi arrivano - tutti insieme – questi nuovi brani. Grazie per tanta grazia! Perché questo è un Paolo Conte d'eccezione, meno malinconico e gigione del passato. Più reattivo e poetico, più vicino in qualche modo al suo alter-ego che transitava ancora non iper-osannato nel pianeta canzone tra gli anni '70 e '80: gli anni del Mocambo (che non a caso qui ritorna con La nostalgia del Mocambo a conferma che poi gli amori veri e grandi nella vita di un uomo sono davvero pochi). Elegia è un album perfetto che non tradisce il titolo e ripaga della lunga attesa tutti i contiani d'Italia, tutto è in Conte-style ma senza “contismi di maniera”. C'è il bandoneon e il tango, c'è l'epopea del dancing e il mambo, ci sono le rime desuete (gasometri, manometri) e gli incipit folgoranti (Avevo una passione per la musica di ruggine). E poi il viaggio, il jazz, le parole antiche o inventate. Nulla di nuovo ma tutto nuovissimo nella sua voce da interprete sornione e un po' assonnato ma per niente dormiente. Lucida e compatta, questa Elegia è un album memorabile da gustare a lungo, anzi per sempre.


MAURO PAGANI
2004 Creuza de Ma
Officine Meccaniche/ Edel

A inaugurare la nuova etichetta fondata da Mauro Pagani esce, a distanza di un anno da Domani , una rilettura del celebre album di De Andrè scritto 20 anni fa a quattro mani con il produttore bresciano. Pagani sembra voler fare il punto della situazione rispetto a un cammino artistico iniziato allora e diventato nel tempo una vera e propria vocazione musicale. 20 anni fa Creuza de Ma apriva i confini alla musica mediterranea, attraverso armonie, strumenti, suggestioni provenienti da quel mondo. Oggi la musica mediterranea è una realtà ben consolidata nel nostro panorama culturale e dunque eccola materializzarsi fino in fondo nel lavoro di Pagani. Non è il paragone che cerca Pagani, 2004 Creuza de Ma è piuttosto un affettuoso tributo a un disco epocale, arrichito da qualche nuova interpolazione, quale Megu Megun , Quentas Sabedes e l'inedito Nosette . Il risultato è un lavoro di qualità da ascoltare con attenzione.

1.libero nell'aria
2.niente
  3.sul sentiero
4.l'assetto dell'airone
5.viali di cristallo
  6.nessuna e' come te
7.ferragosto
8.spiagge lontane
9.dalla parte del giusto
  10.casa lumiere
  11.nuova italia
  12.la canzone dell'impossibile
  13.oggi
  14.libero nell'aria
  15.capocolonna


SERGIO CAMMARIERE
Sul sentiero
Capitol

Quindici canzoni in quello stile jazz cantautorale che riprendono il discorso da dove si era interrotto un paio di anni fa con il clamoroso successo prima e dopo l'ancora più clamorosa affermazione al Festival di Sanremo. Sergio non si è fatto distrarre e con il fido Roberto Kunstler (autore di quasi tutti i testi) si è rituffato in quel suo mondo di visioni e passioni, veramente Libero nell'aria come suggerisce il titolo della prima canzone, nella quale l'eco del nostro tempo, con le sue guerre e le sue tensioni, passa attraverso il filtro di una poesia sonora che nell'arrangiamento rende omaggio al Van Morrison di Astral Weeks (1968) grazie anche alla scoppiettante tromba di Fabrizio Bosso. Con due testi scritti da Pasquale Panella ( Niente ) e Samuele Bersani ( Ferragosto ) e un vagone di poesia sbriciolata qui e là, Sul sentiero è il riuscito atto secondo di un artista vero e al tempo stesso sicuro delle proprie scelte.


> recensioni musica jazz Dicembre 2004 <
1 SAY THAT YOU LOVE ME
2 STAY
3 WELCOME BACK
4 THE WAY HE MAKES ME FEEL
  5 WHEN SUNNY GETS BLUE
  6 FOUR SWEET WORDS
  7 ANGEL EYES
  8 L'AMORE CHE NON C'È
  9.  NO REASON FOR SPRING
  10.  HOFFNUNG
11.  CLOSE YOUR EYES


STEPHANIE SCHLESINGER
Angel Eyes
ENJA

Secondo album per la ventisettenne cantante di Norimberga, già nota per alcune importanti collaborazioni (Dusko Goykovich, Charlie Mariano, Isla Ecksinger) e per una carriera iniziata all'insegne del musical, dell'opera, del contemporaneo. Nel primo disco a suo nome What Love Is (Enja, 2002) Stephanie Schelesinger oscillava tra riletture di standard e delicate atmosfere brasiliane: i referenti musicali ora sono più o meno gli stessi ma sono cambiati in meglio sia la scelta del repertorio sia il tipo di arrangiamenti. La discreta originalità di Angel Eyes consiste infatti nell'affidarsi soprattutto a Lackerrschimd quale compositore e nella veste di alter ego musicale in ogni brano. Originalità c'è pure nell'idea di rimarcare Say That You Love Me con un blues in cinque quarti o di trattare il legrandiano The Way He Makes Me Feel (dalla colonna sonora del film Yent) come una sorta di valzer rhythm'n'blues. Per il resto la scaletta, interpretata dalla Schelisinger forse con approccio un po' accademico sul piano della tecnica vocale, scivola via leggera come un disco di sempreverdi, quasi a garantire una continuità con un passato (quello delle Fitzgerald ma anche delle Julie London) forse iripetibile.


1. Move In
2. South Shout Mouth
  3. Paftastique
4. Douce Danse
  5. Another Road To Timbuktu
6. Chorinho
  7. Fado curvo
8. Piano prepagato
9. Chatango
  10. After the Fastfood
  11. Les Contes D'Hoffmann
  12. Baci da Firenze
  13. Madrugada
  14. Knock Out
  15. Nogales
  16. Il guardiano del faro
  17. The Happy Beat
  18. Corale soniante
19. Move Out


P.A.F.
Morph
LABEL BLEU

Benchè attivo da un decennio, il P.A.F. ci offre solo ora un disco inciso in studio: probabilmente i tanti concerti assorbono tutto il tempo disponibile dei tre quotati leader che formano l'acrostico dell'insegna, ed è meno facile riunirli per un impegno più ordinato e preparato qual è di solito una registrazione. Eppure Morph ha tutta l'aria di un'improvvisazione pressoché assoluta, a parte tutt'al più i temi che ciascuno ha portato (sei li firma Fresu, cinque Salis, altrettanti Di Castri): vi si respirano libertà, creatività, freschezza, e molto amore per la trasgressione. A prevalere è stato l'impulso del momento, ottimo per spingere i solisti: di magica bellezza le frasi e il suono di Fresu (incantevole il suo Corale Soniante ), perfin classica l'andatura di Di Castri, travolgente la verve di Salis sulle sue diverse tastiere (come fisarmonicista sono pochi quelli che oggi gli tengono testa, ma non si perda l'arguzia del suo pianoforte in Choinho e Piano prepagato ). A Salis va tra l'altro ascritta l'idea di un toccante omaggio a Charles Mingus con Nogales , momento tra i più belli del disco, come è Madrugada , dedicato da Di Castri agli orfani della dittatura argentina. Né manca L'ironia, anzi: la si intuirà del resto anche da qualche titolo. Quando poi si è trovato a passar di lì Jacques Offenbach, i tre malandrini hanno convoilto la gloriosa ombra per una spiritosa allusione ai suoi Contes d'Hoffmann. A capo e coda del disco, Move In e Move Out sono minuscole orge di ogni possibile rumore captabile in uno studio. I tre si divertono, in Morph. E ci divertiamo noi.

1. Vårstäv
2. Introitus
  3. Sång 80
4. Choral
5. In winds
  6. Sandstone
  7. Gryning
8. Each man
9. Transition
10. Flying
  11. Sommarorgel
  12. Lovesong
  13. Limestone
  14. En gång


ANDERS JORMIN
In Winds, In Light
ECM

Nel secondo disco da leader per l'ECM, il prestigioso contrabbassista svedese –partner di Stanko, Lloyd e Stenson- valorizza quell'originalità compositiva che aveva espresso nelle incisioni per la Dragon. Come altri jazzisti nordeuropei, Jormin è legato alle melodie intime è trasparenti del proprio folklore in un quadro di compostezza colta che s'esprime in atmosfere intensamente liriche. Il confine con ambiti estetizzanti è però netto: Jormin costruisce un'opera di rara intensità, con una vena esplorativa capace di spezzare compostezza formale e toni crepuscolari con momenti di forte impatto. In Winds, In Light ripropone, con poche variazioni, una sua composizione sacra –il titolo originale svedese è Bortom - risultante da una serie di canzoni con parole scritte dall'autore o adattate da liriche di poeti svedesi. Accanto a Strid e alla Crispell, suoi abituali pater, il bassista ha coninvolto nel progetto l'organista classica Nelson (che qui usa un organo di chiesa) e la cantante folk svedese Willemark, offrendo loro parti non secondarie. Nel complesso il progetto ha un'alta capacità di coinvolgimento, anche dal punto di vista emotivo.




> recensioni musica estera Dicembre 2004 <



U2
How To Dismantle An Atomic Bomb
Island

How To Dismantle An Atomic Bomb è la congiunzione ideale e reale degli U2 con la loro stagione migliore, con il suono epico e chitarristico di The Joshua Tree , con la visionarietà temeraria che proprio nel cuore degli anni '80 gli U2 hanno perseguito con costanza e successo. Ora il ciclo si completa e i quattro irlandesi ritornano sul luogo della perfezione, più maturi e più esperti ma non meno freschi. “In definitiva questo è il nostro primo album, non importa se siamo sulla strada giù da più di 20 anni” ha dichiarato Bono. E in effetti questa è proprio la sensazione che offrono all'ascoltatore appassionato: dimenticate le tentazione techno e disco, limitati i flirt con l'elettronica, gli U2 ripartono da se stessi: dalla voce di Bono sempre ispiratissima, dalla chitarra di Edge che più presente e tagliente non si può, dalla batteria precisa e pulita di Larry Mullen, dal basso robusto e battente di Adam Clayton. Già il primo singolo Vertigo aveva indicato la strada con i suoi 3.13 minuti come un hit single di altri tempi, quando si pubblicavano i 45 giri, e poi inizia una cavalcata di canzoni tutte da antologia. Non c'è un brano stonato in questo album iperprodotto ( Steve Lillywhite soprattutto, ma anche Chris Thomas, Flood, Brian Eno e Daniel Lanois) ma mai appesantito da manipolazioni in studio.

1.if i could only be sure
2.wishing on a star
  3.don't make promises
4.the bottle
  5.black is the colour
  6.close to you
  7.early morning rain
8.one way road
9.hercules
  10.thinking of you
  11.all along the watchtower
  12.birds



PAUL WELLER
Studio 150
V2

Strano: da quando ha intrapreso la sua carriera solista, il “modfather” non è mai sembrato in sintonia con se stesso come in questa collezione di cover. Libero dalle pressioni della scrittura, Weller sembra aver ritrovato in queste sessions il filo della sua tradizione, di una cultura musicale di cui lui è anche esponente di primaria importanza, oltre che famelico fruitore. Bastano le prime note di If I Could Only Be Sure , oscuro “classico” northern soul di Nolan Porter, per comprendere quanto Weller sta a proprio agio fra queste vecchie memorie soul, fra queste canzoni quasi mai prevedibili, ripescate in soffitta fra ceste colme di 45 giri dimenticati dal tempo. E l'ascolto di The Bottle (Gil Scott Heron), Hercules (Aaron Neville) e Early Morning Rain (Gordon Lightfoot) non fa che confermare l'impressione positiva. Unico neo: la stanca ripresa della fin troppo usurata All Long The Watchtower , o quella poco riuscita di Close To You di Bacharach. Ma per il resto i fans non rimarranno affatto delusi.

 



MARK KNOPFLER
Shangri-La
Mercury


Raffinato chitarrista e cantante dai toni caldi, Knopfler sembra aver preso definitivamente la via del suono intimista, disegnando storie e personaggi non solo immaginari. Così è per 5:15 , che racconta di un omicidio notturno accaduto quand'era piccolo, o Song For Sonny Liston , che traccia la figura del pugile che, prima di altri, fu il “cattivo” per eccellenza opposto all'astro nascente Classius Clay. O ancora, Back To Tutelo (riappare il fantasma di Presley) e Donegan's Gone , dedicato a Lonnie Donegan (cantante e chitarrista folk e skiffle, di grande influenza pre-beat), con bel ritmo segnato dalla slide. Una band che, come nel precedente album, lo segue con sonorità adeguate, misurate sul suo stile interpretativo. Atmosfere piacevoli e dalle piccole variazioni ritmiche, che fanno di alcuni brani, presi singolarmente ( All That Matters , Postcard From Paraguay ), dei bozzetti dai colori accattivanti ma che per similarità strutturale, messi in fila, perdono un po' d'impatto.