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> recensioni musica italiana APRILE 2005 < |
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INIZIO |
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DORMONO SULLA COLLINA |
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UN MATTO |
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UN GIUDICE |
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UN BLASFEMO |
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UN MALATO DI CUORE |
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UN MEDICO |
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UN CHIMICO |
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UN OTTICO |
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PRIMO CLIENTE |
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SECONDO CLIENTE |
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TERZO CLIENTE |
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QUARTO CLIENTE |
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IL SUONATORE JONES |
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L'INVERNO DI VIVALDI |
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FINE |
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CODA |
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MORGAN
Non al denaro né all'amore né al cielo
Columbia
Decisamente Morgan conosce l'arte dello spiazzamento. E infatti questo suo nuovo progetto spiazza tutti e tutto: non un album di cover ma la cover di un intero album. E che album! Pubblicato nel 1971, Non al denaro né all'amore né al cielo era l'omaggio di Fabrizio De André al poeta Edgar Lee Masters e alla sua Antologia di Spoon River . All'epoca (Morgan non era ancora nato) l'album fece storia, suscitò emozioni e dibattiti, venne imparato a memoria da un'intera generazione di liceali e alcune canzoni ( Un giudice , soprattutto) vengono ancora oggi considerate fra le più belle di De André. Ora Morgan affronta tutta questa ricchezza con la sapienza e la lucida incoscienza che in questi anni ha dimostrato di possedere: canta con una maturità straordinaria, rispetta l'originale ma ci mette del proprio. Rispetto all'edizione “fabriziana”, questa “morgana” è apparentemente meno declamata, meno “brechtiana”. Se De André aveva e rispettato e accentuato la diversità dei caratteri di Masters, Morgan ne offre una rilettura più psicologica per la quale i diversi “morti sulla collina” sembrano più sfumature di un'unica grande anima. Tra tutte, la più riuscita è Un malato di cuore .
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CORPO A CORPO |
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RATTO |
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VITA D'ALTRI |
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ABITUDINE |
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GASOLINE |
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INCANTEVOLE |
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L'ODORE |
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ALBA A QUATTRO CORSIE |
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SALTO NEL VUOTO |
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GIORNI A PERDERE |
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AMANTIDE |
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TERRESTRE |
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LE SERPI |
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DORMI |
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ABITUDINE |
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SUBSONICA
Terrestre
Virgin
Molto ha fatto discutere il loro passaggio a una major che ha chiuso la prima fase “indipendente” del gruppo. Ma molto devono e possono tranquillizzarsi i fan perché i Subsonica non hanno ceduto di un millimetro la loro presa sulla musica che amano. Coerenti, perfino ostinati, nella loro visione di un rock travolgente ma anche maturo e raffinato. Nei 14 titoli non c'è nessun “cedimento” ma un più preciso adeguamento della spinta iniziale dei pimi album a una raggiunta migliore percezione delle proprie possibilità. Prendiamo una canzone come Abitudine : certo non la migliore (ma qui è difficile avere certezze perché la media è davvero alta) eppure davvero perfetta con quel suo tono “surf” suonato di slancio. Elettrici e istintivi, qui i musicisti hanno preferito puntare alla sostanza di ogni canzone optando per una maggiore varietà che in passato (c'è anche un brano in inglese, Gasoline ) e con qualche citazione di progressive (per esempio la coda strumentale della stessa Abitudine ). Giorni a perdere , Salto nel vuoto e la iniziale Corpo a corpo risultano alla fine i titoli guida di un album decisamente superiore alla media.
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La sottile linea bianca |
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Ballata per la mia piccola iena |
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E' la fine la più importante |
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Ci sono molti modi |
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La vedova bianca |
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Carne fresca |
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Male in polvere |
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Chissà com'è |
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Il sangue di Giuda |
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Il compleanno di Andrea |
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AFTERHOURS
Ballate per piccole iene
Mescal
Dopo circa due anni esce l'atteso seguito dell'incandescente Quello che non c'è . Registrato tra Milano e Catania dove la band, insiema all'amico Greg Dulli, si è trasferita alla ricerca della giusta ispirazione, il nuovo album risente delle peregrinazioni di Manuel Agnelli e soci che, accantonato momentaneamente il progetto comune, hanno dato di recente pieno sfogo alle loro emozioni sonore. Purtroppo, forse proprio a causa della lunga gestazione, Ballate per piccole iene rischia di deludere quanti si erano lasciati placidamente ammaliare dalle cover di La canzone popolare , inserita in Lavorare con lentezza del regista Guido Chiesa. Si ha l'impressione che l'anima dell'album fatichi a decollare, schiacciata da un minuzioso processo di produzione e di mixaggio che ne smussa le esuberanti e affascinanti sfumature androgine. Ineccepibile per quanto riguarda gli arrangiamenti strumentali, il disco degli Afterhours registra a tratti uno smarrimento dell'abituale vigore della voce del cantante. La sottile linea bianca e Ballata per la mia piccola iena guardano con fierezza al futuro mentre Chissà com'è e E' la fine più importante stridono con un passato che ha saputo superare egregiamente lo scoglio del gap generazionale.
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> recensioni musica jazz APRILE 2005 < |
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Tears Transforming |
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Being There |
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Twins |
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Curtains Aside |
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Colours of Mercy |
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Sentiment |
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Kneeling Down |
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Reach Out and Touch It |
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Edges of Happiness |
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Interlude |
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Token of Tango |
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The Ground |
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TORD GUSTAVSEN TRIO
The Ground
ECM
E' pratica comune dei valenti musicisti raffigurare con pochi tratti interi mondi; il disco è composto da un'ora e passa di musica ma sono le prime note a racchiudere le questioni più rilevanti di un percorso intenso e calibrato come ogni musicista dovrebbe e potrebbe enunciare. L'incisione del pianista norvegese si presta a molteplici chiavi di lettura, contenute in quella manciata di note iniziali e sviluppate nell'arco delle dodici composizioni originali con senso di continuità e finitezza. Anzitutto c'è la rifondazione del metodo della logica storica, nel quale per giungere a formulare la teoria del presente si trae alimento dall'interpretazione della storia, con il corollario della demolizione sistematica del concetto di staticità, a fronte dell'affermazione di dinamismo inteso come crescita culturale. Ed ecco l'attivismo del trio, negli umori gospel. E' più una sensazione che non una categoria rigida, come l'universo di Keith Jarrett evocato in Colours Of Mercy , che vela in filigrana un'ulteriore chiave di volta: un modo di ragionare lucido, curioso, senza timori reverenziali. In secondo luogo c'è l'esplorazione della ballad, su tempi medi, lenti e molto lenti, come ecografia della varietà espressiva, dell'intensità ritmica e del gioco a carte scoperte dell'interplay. Infine, la dicotomia tra lirismo e libertà espressiva, risolta con assenza di preconcetti dal trio di Gustavsen.
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New Old Age |
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Struzzi Cadenti |
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Vaguely Asian |
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Novalis |
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Q2 |
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Arise, Her Eyes |
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Evans Above |
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Hullo, Bolinas |
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Hotel Danubio |
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TAYLOR/SWALOW/MIRABASSI
New Old Age
EGEA
Tre musicisti di estrazione diversa (due europei e uno statunitense atipico) impegnati nella ricerca di un comune terreno d'intesa, certamente agevolata dalle loro passate frequentazioni di contesti minimali e introspettivi. La contitolarità assolutamente paritetica, anche a livello di contributo compositivo, costituisce un presupposto fondamentale per l'unità dell'opera. Tale unità si traduce spesso nella simbiosi tra suono e struttura, fortemente connotata dalla personalità inconfondibile dei musicisti. Come dimostra la sua attività recente, Taylor sta vivendo una sorta di seconda giovinezza dal punto di vista creativo: sempre più scarno ed espressivo nella produzione del fraseggio, compendia al meglio nella propria identità europea l'essenza dell'insegnamento di Bill Evans. Mirabassi disegna percorsi di purezza adamantina, facendovi confluire da una parte il suono cristallino di un clarinettista classico, dall'altra il relax di un Jimmy Hamilton e l'approccio aperto di un Jimmy Giuffre. Swallow lavora per sottrazione con l'inimitabile timbro semichitarristico e con una perfetta consapevolezza dell'importanza di pause e silenzi. Proprio le sue tre composizioni (Vaguely Asian, Arise, Her Eyes e Hullo, Bolinas) testimoniano la veridicità di questo assunto, nonché la rimarchevole capacità del trio di interagire creando ex novo su una traccia data.
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Dov'e La Citta? |
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Ach, Bedenken Sie, |
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Tango Ballade |
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Improvvisamente |
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Divagazioni Su Youkali |
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Mahagonny, Scene 6 |
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Ein Taifun!...Tifone? |
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Lieben |
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Boxen |
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Round About Weill |
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Mahogonny Scene 13 |
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Essen |
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Round About Weill II |
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Tief In Alaskas |
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Ach, Bedenken Sie |
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Mahagonny, Secene 4 |
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Aber Dieses Ganze .. |
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Alabama Song |
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Mahagonny, Scene 6, Var. |
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Alabama Song, Var. |
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Interludio "Ma Che Modi Sono?..." |
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Tristezza Di Fra' Martino |
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Denn Wie Man Sich Baettet, |
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TROVESI/COSCIA
Round About Weil
ECM
Il duo è il gioiello del sodalizio Trovasi-Coscia, cementato da comuni interessi artistici volti soprattutto a un passato tra fantastico e nazional-popolare. Dopo due bellissimi dischi, “Radici” del 1994 per l'Egea e “In cerca di cibo” del 1999 per l'ECM, quest'ultima non potava lasciarsi sfuggire un'occasione così affine ai gusti del patron, e ora ci dà questo capitolo terzo, non meno pregevole e anzi con un preciso progetto… il collegamento a Kurt Weill sulle musiche per Ascesa e caduta della città di Mahagonny (1930), singolare tappa del rapporto con Bertolt Brecht. L'idea è curiosamente da ascrivere a Matthias Ruegg, il leader della Vienna Art Orchestra, che tre anni fa in un festival tedesco dedicato a Weill invitò ben dodici formazioni di duo, tra cui per l'Italia proprio questo. La scintilla portò ad approfondire sulle partiture, poi a sviluppare attraverso personali arrangiamenti. “Round About Weill”, com'è ovvio, tutto è fuor che rilettura, e non è nemmeno interamente tratto da Weill (di cui c'è anche un nostalgico Tango Ballade dall'Opera da tre soldi): a vincere è l'eterna libertà del jazz.
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> recensioni musica estera APRILE 2005 < |
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Devils & Dust |
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All The Way Home |
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Reno |
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Long Time Comin' |
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Black Cowboys |
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Maria's Bed |
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Silver Palomino |
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Jesus Was An Only Son |
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Leah |
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Hitter, The |
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All I'm Thinkin' About |
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Matamoras Banks |
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BRUCE SPRINGSTEEN
Devils & Dust
Columbia
Dopo 30 anni di carriera e tante battaglie vinte, Bruce Springsteen ha da qualche tempo preso l'abitudine di agire sull'onda di forti emozioni. Non perché prima avesse mai calcato troppo, per carità, ma ora ha raggiunto lo status di artista che si può permettere di dettare i tempi delle proprie scelte, di andare avanti e indietro sulla linea della discografia senza temere (apparenti) contraddizioni. Il risultato è una continua sorpresa, soprattutto per i tanti fans che in tutto il mondo lo amano e lo seguono. Sorpresa produce anche questo nuovo Devils & Dust , album montato su più emozioni come dimostra il fatto che alcune delle 12 canzoni sono state pensate dieci anni fa, durante la fase folk-acustica culminata con l'album e la tournée Ghost of Tom Joad . Infatti due titoli, The Bitter e Long Time Comin' sono nati proprio in quel periodo, anche se il secondo non è proprio il prototipo della canzone pensosa e intimista che ci si potrebbe aspettare. Ma, appunto, con il Boss del 2000 va così: nulla è scontato e anche la fisionomia di un album è suscettibile di nuovi pensieri. E' più una raccolta di brani messi insieme per coerenza artistica che tecnica. Suonato in trio, l'album è essenziale efficace, pungente e intenso. E contiene non poche novità: molti riferimenti biblici( Jesus Was An Only Son ), una nuova geografia di città e luoghi citati ( Baton Rouge , Lafayette , Valle de dos rios ), una voce stridula sull'ultima canzone ( Matamoras Banks ), un assolo di tromba ( Leah ). Tutte sorprese che Springsteen si porterà con sé anche nella prossima tournée.
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Bad Boyfriend |
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Run Baby Run |
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Right Between The Eyes |
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Why Do You Love Me |
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Bleed Like Me |
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Metal Heart |
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Sex Is Not The Enemy |
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It's All Over But The Crying |
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Boys Wanna Fight |
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Why Don't You Come Over |
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Happy Home |
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GARBAGE
Bleed Like Me
A&E Rec/Warner Bothers
Alternativo eppure orecchiabile, melodico e ugualmente fragoroso, il rock dei Garbage non si smentisce anche a distanza di Quattro anni dal loro ultimo album. Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata. Più che altro burrasca, anzi, un tale marasma di situazioni che rischiava di compromettere l'uscita di questo quarto, attesissimo lavoro della band newyorkese. Scoppiata la pace con Butch Vig, però la strada è stata tutta in discesa e le porte si sono aperte alla creatività, tradotta poi in undici pezzi di ottimo livello, dominati da schitarrate chirurgiche e dal carisma vocale di Shirley Manson. Malgrado l'umore di Bleed Like Me sia uniforme, ogni traccia ha la sua prerogativa: il singolo Why Do You Love Me ha un'anima soft-punk; Run Baby Run suona come un “grunge anni 80”; Sex Is Not The Enemy è psichedelica; Bad Boyfriend ha un piglio crudo e incisivo; Bad Boys Wanna Fight è acida e quasi dance. Ce n'è per tutti i gusti, ma la più bella resta Right Between The Eyes , insieme forse alla title track.
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easier |
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treat me like a woman |
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when love breaks down |
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say it to me now |
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he touches me |
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lay your hands on me |
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the moment |
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if i hadn't got you |
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take my heart |
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love without a name |
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takes a woman to know |
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treat me like a woman |
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LISA STANSFIELD
The Moment
Edel Records
Anche se un pò in sordina, è uscito il nuovo CD della Stansfield, prodotto per la prima volta non dal marito e principale collaboratore, Ian Davaney, bensì dal celebre hit-maker anni '80 Trevor Horn. E il cambiamento si sente, eccome! Nostalgie glorificanti il sound di vent'anni fa a parte, con The Moment Lisa abbandona quella soul-dance che l'ha resa strafamosa ovunque per avventurarsi in un pop adulto e sofisticato. Apre il disco, Easier , segue l'accattivante Treat Me Like A Woman , che avrebbe meritato senz'altro più successo nell'airplay. Tra ballate tradizionali ( Say It To Me Now , Lay Your Hands On Me e Take My Heart ) e fast track ( He Touches Me , If I Hadn't Got You , probabile secondo singolo, e la title-track in stile drum&bass, che con un buon remix potrebbe spopolare nei clubs), spicca l'intensa Takes A Woman To Know che da sola vale tutto l'album. Tempo di cambiamenti, dunque, per l'artista, la cui voce rimane tuttavia invariata, vibrante e sensuale come sempre.
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