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> recensioni musica italiana MAG-AGO 2007 < |
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SIMONE CRISTICCHI
Dall’altra parte del cancello
Ariola
Dall’altra parte del cancello ci sono “i matti”, quei matti che Simone fa parlare nello spettacolo itinerante in giro da un paio d’anni intitolato ”Centro di Igiene Mentale”. Il suo interesse per queste tematiche è nato da un’esperienza avvenuta in uno di questi istituti (documentata nel Dvd allegato all’edizione speciale dell’album) dove Cristicchi dice di aver “imparato” l’arte di ascoltare, ho sperimentato altre forme di comunicazione, fatte di sguardi e parole non dette”. Ti regalerò una rosa, la canzone vincitrice dell’edizione 2007 del Festival di Sanremo, è una sorta di autobiografia di Antonio, un uomo chiuso in manicomio per quarant’anni. Ma in questo secondo lavoro di Cristicchi c’è anche spazio per un omaggio a Toto Cutugno, con la sua versione pop/rock de L’Italiano (introdotta con un frammento di Bella ciao), per la seconda puntata di Studentessa universitaria che ora è diventata Laureata precaria, sottolineando sempre con la dovuta ironia i problemi della generazione dei Co.co..co., e per una delicata e amara canzone dedicata a Piergiorgio Welby (Legato a te). Dopo Fabbricante di canzoni, premiato come miglior disco di debutto da “Musica e Dischi” e dal Premio Tenco, Cristicchi prosegue sull’ottima strada del cantautorato fra riflessione e ironia.
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TIROMANCINO
L’alba di domani
EMI
Desideroso di sperimentare nuove possibilità espressive, Federico Zampaglione ha realizzato un gioco a incastri fra il nuovo album dei Tiromancino L’alba di domani e il film Nero bifamiliare, con cui debutta alla regia. Pare che prima sia nato il film, commedia noir interpretata da Claudia Gerini (compagna di Federico) e da Luca Lionello, dal quale Zampaglione ha poi tratto spunto per scrivere alcuni brani che fanno parte della colonna sonora, inseriti a loro volta nel nuovo album dei Tiromancino. Ma il gioco non è finito perché il cantante/ regista ha girato se stesso (e i protagonisti di “Nero bifamiliare”) nel video del singolo che dà il nome all’album e la Gerini è coautrice e cantante in due brani, uno in inglese e l’altro in spagnolo (la delicata Kill the pain e la caliente Nina de luna). Elettronica (Angoli di cielo), blues (Empty can), rock (Nero bifamiliare) e tango (Roma nuda) sono gli ingredienti di molti brani presenti ne “L’alba di domani”, sorprendendo chi pensava che i Tiromancino si fossero ormai fossilizzati in quello stile autunnale/ malinconico che li aveva caratterizzati dall’album La descrizione di un attimo in poi.
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VERDENA
Requiem
Universal
Con questo quarto disco dal titolo Requiem, i Verdena si riconfermano come uno dei gruppi più originali e di ricerca del panorama rock italiano, capaci di elaborare uno stile proprio e finalmente molto riscattato da accostamenti a band come Nirvana, Motorpsycho o Mogwai . La voce di Alberto Ferrari, che si materializza perfettamente con la sonorità un po’ vintage della parte strumentale - e a sua volta in debito con la musica anni ’70 - è sempre più ciò che li caratterizza; dall’altro lato ci sono i testi che giocano molto più sul simbolismo musicale che sul significato letterale. In apertura annuncia l’atmosfera dell’album Calisto, brano in pieno stile Verdena-rock progressive che passa la palla all’altrettanto ermetico Non prendere l’acme, Eugenio o muori Delay. A rendere prestigioso questo album di 15 brani è la firma di Mauro Pagani alla co-produzione di Angie, brano in equilibrio tra melodia e rock, e Trovami un modo semplice per uscirne, in cui Pagani suona harmonium, mellotron e piano.
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> recensioni musica jazz MAG-AGO 2007 < |
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STEVE KUHN
Live At Birdland
BLUE NOTE
Tre leggende del jazz che suonano insieme da oltre vent’anni, registrate in serata di grazia: solo questo basterebbe a dare l’idea della bellezza di un disco che testimonia, se ancora ce ne fosse bisogno, l’eccezionale levatura di Kuhn alla guida di un trio. Swing bruciante, senso del blues, amore per gli standard, gusto per la citazione, senso dell’umorismo e freschezza della musica pur nel ripercorrere strade ben conosciute: tutti gli ingredienti del miglior mainstream fanno gustare i sapori del grande jazz. Kuhn conduce il concerto da leader di razza, con i suoi dialoghi tra destra e sinistra, il suono cristallino, il fraseggio brillante, saldamente dentro la tradizione; mai una nota gettata via. Il proverbiale walking di Carter e l’intesa formidabile con Foster consentono al trio di viaggiare coeso e di generare una straordinaria tensione ritmica a ogni velocità. In questa sequenza di magistrali esecuzioni, una menzione speciale va alla travolgente Confirmation e alla deliziosa Little Waltz, celebre composizione di Carter.
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STEVE GROSSMAN - HAROLD LAND
I’m Confessin’
DREYFUS
Quando Land entò a far parte del celebre quintetto di Max Roach e Clifford Brown, nel 1954, Grossman aveva appena tre anni ma nel 1992 soltanto un orecchio estremamente esperto avrebbe potuto riconoscere alla cieca la distanza d’età fra i due musicisti. La musica scorre fluente e felice, in conclusione sopraggiungono i due temi di Monk, i musicisti sembrano finalmente liberi del rischio del manierismo. Prezioso è il contributo degli altri partecipanti alla seduta (Fred Henke - piano; Reggie Johnson - contrabbasso; Jimmy Cobb - batteria), considerarli semplici accompagnatori sarebbe certo un torto.
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FABRIZIO BOSSO
You’ve Changed
BLUE NOTE
Archetti, corde e campionature sono della Bim String Orchestra, con arrangiamenti e direzione di Paolo Silvestri. Nel repertorio, di tutto: da Morricone e Paoli al samba brasiliano. E il trentatreenne trombettista piemontese non ha perso la grossa occasione. La presenza degli archi è caratterizzante, ma a uscirne da grande protagonista è, fuor di dubbio, il leader: con i suoi due strumenti (e spesso con un emotivo uso della sordina) Bosso ci offre una lunga serie di assoli, superbi per tecnica, idee, gusto, sensibilità. Naturalmente l successo di questo eccellente disco contribuisce il trio di base ( Pietro Lussu al piano, Luca Bulgarelli al contrabbasso e Pietro Ciancaglini allla batteria), e non quello soltanto. Infatti l’arrivo alla Blue Note ha consentitodi aggiungere ospiti scelti in quella rinomata scuderia, a cominciare da una star come Diane Reeves e continuando con gli italiani: con un Di battista in gran vena e in affiatata sintonia con il leader; con Ferra e Marcozzi che danno all’occorrenza la loro tinta brasiliana. Cammariere ha musicato e con delicatezza canta i versi di Roberto Kunstler in memoria di Biagio pagano, un discografico che fu prezioso per il nostro jazz.
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> recensioni musica Internazionale MAG-AGO 2007 < |
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BEBEL GILBERTO
Momento
V2
Nel giro di tre album, la figlia di “O Mito” Joao Gilberto, oltre che nipote di Chico Barque de Hollanda, è giustamente diventata la regina della moderna bossanova brasiliana: un’artista sensibile, intelligente, che si muove con leggerezza e straordinaria naturalezza fra le corde di una musica di cui rispetta la tradizione senza esserne schiava. Fino ad oggi no ha sbagliato un colpo, e Momento non fa eccezione: disco felice fin dalla title track, che apre i giochi sulle punte di una melodia splendida confezionata in un arrangiamento al tempo stesso moderno ed elegantissimo, per lasciare poi lo spazio alle sperimentazioni elettroniche di Bring Back The Love, dove Bebel si spinge addirittura in territori ambient prossimi a quelli della prima Bjork. Forse non si sentiva il bisogno di una nuova cover di Night and Day, che comunque nulla toglie al fascino complessivo dell’opera. Un disco che restituisce la magia di un’esperienza musicale fuori dal tempo, e la gioia di godere dello splendore e dell’eleganza della grande tradizione brasiliana in una declinazione contemporanea convincente a tutti gli effetti.
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AMY WINEHOUSE
Back To Black
Island
Voce da consumata interprete, la giovane Winehouse - che firma da sola o in collaborazione i vari brani, e in alcuni suona la chitarra - mostra buona duttilità stilistica. Il disco è costruito miscelando e alternando soul-pop di stampo detroitiano (Back To Black, Love Is A Losing Game e la più debole He Can Only Hold Her), reggae (Just Friends), scampoli sonori e vocali degli anni ’50 (Me & Mr Jones, Wake Up Alone), sfumature blues, funk e r&b di New Orleans (proprio il “tormentone” Rehab) e pop anni ’60 (Tears Dry On Their Own, scritto insieme al famoso duo Ashford & Simpson). Pur con qualche scrittura prevedibile è un album fatto di colori eterogenei, con alcuni tratti intriganti, ricco comunque di strumentisti, ritmi e melodie e qualche bell’arrangiamento, all’occorrenza aiutato da viole, violini e violoncelli. In definitiva risulta molto gradevole con qualche passaggio sopra la media.
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SLOW TRAIN SOUL
Santimanity
Murena
Di recente in Italia in tour, il duo black&white che 4 anni fa ha esordito con l’acclamato disco Illegal Cargo immediatamente “saccheggiato” dalle compilation chill-out più cool, torna con un nuovo album realizzato trasversalmente per il globo tra Londra, Trinidad, Copenhagen e L.A. Coppia di artisti già affermati, Lady Z, popolare cantautrice e chitarrista nell’album di qualche anno fa firmato Z-Star, e Morten Varano, noto nei clubs come metà del duo italo-danese Puddu Varano, gli Slow Train Soul con Sanimanity scompongono l’essenza del soul intrecciata di radici caraibiche, proiettandola in un rullante electro sound. La voce di lady Z, imperiosa e sinuosa, si amalgama con i pulsanti beats del programming di Morten sfornando torridi ipno-tracks rarefatti e sensuali (Sexing The Cherry, Eight In Nine), tribali (Inferno, Las Lap) e all’isegna di reggaeton e soca (Mississipi Freestyle, Shine). Ma il picco sale con I Want You To Love Me, ispirata al già splendido instrumental Let’s Be Young di Quentin Harris, e con The City Never Sleeps, irresistibile deep-house con un sax deliziosamente jazzy.
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