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> recensioni musica italiana LUGLIO-AGOSTO 2006 < |
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CARMEN CONSOLI
Eva contro Eva
Polydor
Ci sono album che nascono già con l’etichetta di “importante”. Sarà merito (o colpa?) di una particolare congiunzione astrale; forse è il senso di vuoto che l’artista ha saputo creare nel pubblico e nella critica con il disco precedente. O forse, semplicemente, è colpa (o merito) del fatto che l’album è importante davvero. E in questo aggettivo ci stanno dentro molti significati: “bello” prima di tutto; ma anche aderente al periodo, specchio dei tempi, capace di intercettare un comune sentire pur restando comunque espressione del suo autore. “Eva contro Eva” è uno di questi album importanti fin dall’immagine di copertina che mette in primo piano il cuore e il petto dell’artista, quasi a sottolineare lo sforzo di sincerità messo in atto per concepire e realizzare queste 10 canzoni che hanno la stessa densità - nei suoni e nelle parole - di certi racconti del grande Tommaso Landolfi. Ovvero la fantasia si mescola a una verità di sapore magico e il tutto viene “timbrato” dalla scelta di Consoli di non portare la sua vocalità ai limiti estremi. Il suo è un “quieto cantare”, per nulla consolatorio. E’ piuttosto uno schema brechtiano che viene adottato in Signor Tentenna o in Sulle rive di Morfeo: la cantante si tira quasi fuori da sé per mettersi al servizio della storia, della canzone. Con il risultato di firmare un piccolo capolavoro.
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NEFFA
Alla fine della notte
Sony BMG
Lo spettacolo si apre con Tanta luce, un soul molto “anni 60” che sembra un omaggio al grande Ray Charles, e prosegue con una bellissima sequenza di canzoni varie e articolate che mettono “tanta luce” nelle qualità anche produttive di Giovanni Pellino, in arte Neffa. Perché una cosa ormai è certa: Neffa non sa e non può rimanere incatenato a un solo stile dello “sballatone hip-hop”. Anzi si avverte qui il tentativo - riuscito - di costruire un profilo decisamente più serio come ne Il mondo nuovo, canzone manifesto scelta non a caso come primo singolo perché sintetizzata al meglio questo sforzo: un testo importante, una melodia incalzante, un arrangiamento costruito su mille seduzioni sonore (e in generale spiccano in tutto il Cd importanti sezioni di archi e di fiati, segnale fondamentale di una precisa voglia di maturità). Alla fine di questa notte attraversata da Neffa c’è una luce fatta di mille sfumature, echi di pop alla Beatles, riflessioni da bravo ragazzo e una voce che, non potente, trova nell’espressività il suo modo di piacere. Di piacere molto.
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ASHES
Unisono
Edel
Un DJ set nella striscia di Gaza. Elettronica, voce umana, amore e sangue, quello che scorre tra popoli che si annientano a vicenda, e che non fanno in tempo a conoscersi. Una discoteca di suoni impazziti nel deserto delle parole e dei passeggeri, dalla quale si odono litanie arabeggianti-partenopee che raccontano il mistero dell’uomo. La magica voce di Raiz ci indica la strada di questo secondo lavoro degli Ashes, trio composto dall’ex Almamegretta ed i musicisti Eraldo Bernocchi e Bill Laswell. A dieci anni dal precedente Corpus, “Unisono” spaventa, disorienta devia: se Exodus evoca voci ed immagini di masse in fuga da terre - madri crudeli, e Insomnia Softness si dirada nella polvere onirica, Guapparia, rilettura del classico “meroliano”, ci riporta nell’angoscia del vicolo napoletano malavitoso. Anche l’ultima track, Staje sempre cu’mme, dall’inizio ondeggiante e malinconico, ci trascina nella passione assoluta, quando la voce di Raiz si apre e squarcia il silenzio degli amanti. Un lavoro non etichettabile, nei suoni e nelle liriche più adatto al linguaggio dell’inconscio che alla mente razionale. Unisono, o la notte dell’anima.
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> recensioni musica jazz LUGLIO-AGOSTO 2006 < |
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BUSCHINI GIROTTO MANGALAVITE BRUNO
Madre Tierra
VIA VENETO JAZZ
Tre argentini e uno spagnolo insieme ad alcuni amici italiani tratteggiano in musica i caldi colori delle Pampas e i luminosi spazi selvaggi della Patagonia. Tredici cartoline di un Sudamerica poco oleografico e ben rappresentativo di un patrimonio culturale che con i suoi accenti travalica il canone del tango. Fortemente voluto da Buschini (autore di tutte le composizioni), il progetto illustra un ampio raggio di atmosfere e toni, passando dalla vivace solarità di El jugueton alla raffinata contabilità di La docta, dalla vellutata sensualità carioca di Os beijos seus (con Barbara Casini in gran spolvero) alla colta eleganza e passionalità di Dos amigos. Unico come sempre nei suoi interventi, Girotto insinua fraseggi guizzanti e interludi ovattati che valorizzano le rotondità melodiche e timbriche di queste radici, in Madre tierra decantate con morbido e nostalgico abbandono dal legnoso suono del suo flauto mohoseno. Si tratta, oltre tutto, di una prova genuinamente corale, dove la festosa tangueide della fisarmonica di Salis, la fine trasparenza del flauto di Stilo e la fresca percussività di Bruno aderiscono in modo perfetto alla viaggiante narrativa pianistica di Mangalavite, superba spalla di Girotto nel tema aritmicamente frastagliato e impetuoso di Martes 13.
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PAOLO FRESU
Plays The Music Of Tino Tracanna
Icantamento
BLUE NOTE
“Incantamento” è il terzo album della serie dedicata alle composizioni di ognuno dei componenti del quintetto di Paolo Fresu. Qui vengono messe in evidenza le doti compositive di uno dei migliori sassofonisti italiani, non solo per la militanza ultraventennale nell’ormai storico quintetto ma anche per l’intensa attività con gruppi propri o di altri (ancora attivi quelli eccellenti con Pierre Favre). L’atmosfera, le caratteristiche espressive generali e l’altissimo livello esecutivo ed emotivo non mutano di molto rispetto all’ultima produzione del quintetto, che ha da tempo raggiunto una compostezza classica. Naturalmente ad avere una specifica identità sono le composizioni originali del sassofonista (solo un brano, come da progetto, può essere di altro compositore, e per l’occasione Tracanna ha scelto Oh, dolce mio tesoro, uno dei madrigali di Gesualdo de Venosa, da lui studiati e interpretati nel gruppo Gesualdo), legate alla tradizione del jazz moderno sino ai Coltrane, Davis e Coleman dei primi anni sessanta, trasformati attraverso una spiccata sensibilità personale. Quindi composizioni mai melodicamente spigolose, quasi cantabili, tutte con il gusto vivace della soluzione inattesa senza discostarsi da una diffusa grazia melodica.
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RAUL MIDON
Stae Of Mind
MANHATTAN
Segnalatosi come spalla di Jamie Cullum ma lontanissimo dai territori dello smooth jazz o dei neocrooners, Midon (a dispetto del cognome che deve al papà argentino) è un prodotto della più pura cultura soul afroamericana. Non a caso, in questo suo album dedica un brano a Donny Hathaway e ospita in un altro Wonder, che non canta ma si limita ad aggiungere la sua armonica al vibrafono di Harris e alla voce e alla chitarra del padrone di casa nei due minuti di Expressions Of Love: naturalmente, è l’episodio migliore del disco (insieme a Sunshine, dove spicca un altro assolo di armonica, da parte questa volta di Maret). Midon ha una bella voce e una solida tecnica chitarristica, almeno sul piano ritmico; predilige timbri acustici e cristallini, canta testi capaci di raccontare con semplicità perfino la sua condizione di non vedente (All in Your Mind), scrive canzoni che raramente vanno oltre i tre minuti e i tre strumenti ma che riescono comunque a suggerire una certa varietà di atmosfere.
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> recensioni musica estera LUGLIO-AGOSTO 2006 < |
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GNALS BARKLEY
St. Elsewhere
Warner Bros
Un solo pezzo, la splendida Crazy, ed è stata subito storia: il primo singolo in solo downloading ad aver conquistato la posizione regina delle charts britanniche con una settimana d’anticipo sulla pubblicazione del Cd-single. Una partenza a razzo per questa enigmatica entità formata dal ricercatissimo produttore Ranger Mouse (autore del leggendario “The Grey Album”) e da Cee Lo Green, fra i protagonisti più soul-sensibili dell’ultima generazione hip-hop americana. Le loro forze, messe in corto circuito sotto l’insegna Gnarls Barkley, han fatto scintille: “St. Elsewhere” è semplicemente fulminante, un contagioso concentrato di idee che si svincola dall’ortodossia hip-hop per viaggiare in trasversale tra Prince e i Violent Femmes (travolgente la cover di Gone Daddy Gone), tra Gorillaz e De La Soul, attingendo in egual misura a gospel e techno pop senza mai perdere di vista concisione ed efficacia. Gli Outkast sono avvertiti: adesso c’è qualcuno che minaccia seriamente il loro trono.
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MADONNA
I’m Going To Tell You A Secret
Warner Bros
C’era bisogno di questo Cd+Dvd di Madonna? Sì e no. No, almeno in questo momento mentre è in atto il tour legato al fortunato “Confessions On A Dance Floor”, ed è quantomeno bizzarra l’idea di pubblicare una testimonianza così specificatamente legata a un’altra fase artistica della signora e senza nemmeno valore storico visto che queste registrazioni sono di appena due anni fa. Sì, perché di Madonna non si butta via niente a partire dall’aspetto “audio” visto che il Cd è rigorosamente strillato sullo sticker “Il suo primo live” e già questo è sufficiente per attrarre i suoi fans. Ma proprio il Cd qualche perplessità la suscita: essendo Madonna un’artista così fortemente immersa nella (propria) cultura pop fatta anche di immagine è naturale che il solo Cd, per quanto “live”, non racconti tutta la storia e il risultato è una bella compilation di brani già conosciuti e apprezzati (Vogue, American Life, Like a Prayer, I Love New York) ma che poco aggiungono al suo profilo, con l’eccezione di una clamorosa versione di Imagine techno-orchestrale di John Lennon. Meglio allora gustare il Dvd con il documentario diretto da Jonas Akerlund e la naturale celebrazione davanti o e dietro le quinte di una vera regina del pop-show.
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NATE JAMES
Set The Tone
Edel
Parte The Message, e siamo subito travolti da una esplosione funky da brivido, di quelle che non sentivamo da anni. Forse è stato messo per sbaglio sul lettore Cd un brano di Stevie Wonder o Michael Jackson d’annata (periodo 1979-80), magari un rare track sepolto dalla memoria, ed invece no, è il singolo d’esordio di Nate James, irresistibile inedito scritto dallo stesso artista inglese che ha immediatamente conquistato le classifiche di casa nostra. Manifesto dell’album “Set The Tone”, The Message è praticamente un brano perfetto: pieno di groove, ballabile, orecchiabile, suonato con strumenti veri e ben cantato. Eppure quando apparve sul mercato inglese, ormai quasi un anno fa, passò praticamente inosservato come l’intero album. “Ripescato” dalla Edel Italia che da subito ha creduto nelle forti potenzialità di Nate, e ristampato con 2 pezzi in più rispetto alla versione inglese, “Set The Tone” è un tributo sincero e passionale alla incendiaria funky-disco dei late Seventies, anni in cui Nate veniva alla luce. Scolpiti nel suo dna, brani come Get It Right, Universal e I Don’t Wanna Fight, attuali ma magicamente “datati”, rivelano che la old school non potrà mai tramontare.
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